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p. Giovanni Pertusio (10/11/1920 - 29/11/2009)





* Riva di Chieri (TO)           10 novembre 1920

† Alzano Lombardo (BG)    29 novembre 2009



Padre Giovanni Pertusio è morto il 29 novembre 2009, all’ospedale di Alzano Lombardo, Bergamo, dopo alcuni giorni di ricovero. Da mesi era ospite a Torre Boldone, Bergamo, presso la casa di accoglienza per sacerdoti gestita dalla Suore delle Poverelle. La sua salute, sempre un poco malferma, è stata messa alla prova da un edema polmonare, che in pochi giorni lo ha portato alla morte. Solo diciannove giorni prima aveva festeggiato gli 89 anni; ora continua la sua festa nel cielo.

Una vita provata e offerta

Chi conosce un poco la biografia di padre Giovanni certamente condivide questa affermazione: una vita provata ed offerta. Infatti la sua tempra di religioso e sacerdote trova radice nella sua storia di bambino, provato ancora in tenera età dalla morte del papà, dalla lunga assenza da casa della mamma, che si era recata a Torino per lavoro. Una zia gli ha fatto da mamma e i cugini sono stati i suoi famigliari.

È nato a Riva di Chieri, Torino, il 10 novembre 1920; dopo un anno passato al Cottolengo di Torino, il giovane Giovanni arriva a Rivoli, dai Giuseppini del Murialdo, e decide di entrare nella loro congregazione. Nell’anno 1936 a Rivoli fece il suo postulato e poi fu novizio a Vigone, terminando il 4 ottobre 1937 con la prima professione.

Studi classici a Ponte di Piave, Treviso, per tre anni, per tornare a Rivoli per la sua prima esperienza di apostolato tra i giovani aspiranti. A Rivoli si consacra per sempre al Signore professando in perpetuo il 29 luglio 1942. Dopo un anno a Santo Stefano Belbo, Cuneo, assistente ed insegnante nel piccolo seminario giuseppino, il chierico Giovanni per la prima volta va a Roma, presso l’opera del “Pio X” al quartiere San Lorenzo, per frequentare gli studi teologici in preparazione al sacerdozio.

Quattro anni di studio iniziati a Roma presso la Pontificia Università del Laterano, continuati all’Istituto “San Pietro” dei Giuseppini a Viterbo e terminati a Ponte di Piave, Treviso, nello scola-sticato, perché già chiamato a svolgere il compito di insegnante.

Finalmente il 19 marzo 1947 è ordinato sacerdote a Riva di Chieri dal cardinale Maurilio Fossati, arcivescovo di Torino; una data storica per il paese, perché in quell’occasione furono ordinati tre compaesani: il nostro padre Giovanni, don Giuseppe Barocco, diocesano, e don Pietro Bechis, salesiano.

Il giovane sacerdote rimase a Ponte di Piave tre anni, prima di passare a Santa Margherita Ligure, Genova, per essere più comodo nel frequentare all’università di Genova la facoltà di Lettere Classiche. Si laureò infatti nel luglio del 1953 in Lettere Classiche e in quello stesso anno divenne direttore e preside del “Larco” a Santa Margherita Ligure.

Una esperienza durata fino al 1956, quando chiese di essere esonerato e di avere un periodo di relativo riposo. Due anni a Rivoli e poi di nuovo direttore, questa volta a Valbrembo, Bergamo, dal 1958 al 1960.

Dopo un anno a Santa Margherita Ligure e due anni a Rivoli, nel 1963 fu destinato alla scuola apostolica di Sommariva del Bosco, Cuneo, dove rimase fino al 1971.

Purtroppo un esaurimento nervoso gli impedì di continuare il suo sevizio come insegnante, rimanendo fino al 1976 in un periodo di quescienza. Un poco di ministero, molta preghiera e tanta lettura, aiutarono padre Giovanni a superare quel periodo difficile.

Nel 1976 torna a Valbrembo, ma dopo pochi mesi lascia in modo definitivo l’insegnamento ed è assegnato alla comunità di Bergamo.

Nel 2001 padre Giovanni tornò a Valbrembo offrendo quanto poteva in servizio alla comuni-tà e alle parrocchie vicine, facendo assistenza ai ragazzi, occupandosi secondo le sue possibilità.

Perché fosse meglio assistito e curato, nel marzo del 2008 fu ricoverato a Torre Boldone, Bergamo, nella casa delle Suore delle Poverelle, che hanno in cura molti sacerdoti.

Educatore ed insegnante

Abbiamo celebrato i funerali per padre Giovanni nel clima dell’Avvento. Nel pomeriggio del 1 dicembre 2009 la cappella dell’opera giuseppina di Valbrembo ha accolto parenti, amici, confratelli e sacerdoti diocesani per la comune preghiera di affidamento al Padre di questo nostro confratello. Gli alunni delle elementari hanno fatto corona a padre Giovanni con la loro presenza, con i loro canti, con la loro compostezza ed attenzione: un bel gesto per un Giuseppino che ha dato molto al mondo della scuola.

Infatti molti giuseppini, specie dell’antica Provincia Piemontese, hanno avuto padre Giovanni quale insegnante di lettere, specie latino e greco. Lo ricordiamo capace di una didattica precisa, essenziale; alla fine di ogni lezione aveva l’abitudine di consegnare o far fare uno schema-base, che dicesse il centro della lezione appena svolta. Certo era poi molto esigente al momento della prova scritta e della interrogazione orale. Secondo questa prospettiva ha saputo educare al “redde ratonem”, alla capacità e responsabilità di dare quanto ricevuto, di riesprimerlo con intelligenza e con precisione.

Alla base di questo suo modo di insegnare mi pare che ci fosse una forte convinzione, che potrebbe essere espressa in questo modo: ognuno di noi ha un dovere da compiere e questo dovere va realizzato bene. È interessante notare come nelle lettere ai superiori, in occasione di cam-bio di comunità e di assunzione di qualche particolare compito, torni spesso l’accenno alla parola dovere, all’accoglienza di quanto gli veniva chiesto in termini di assunzione di responsabilità piena, pur magari facendo notare che forse non sarebbe stato pienamente all’altezza dei desideri espres-si dal superiore di turno. Tale senso del dovere ha sempre accompagnato padre Giovanni, alle vol-te con uno scrupolo che nasceva dal suo essere un ansioso; gli stessi confratelli ebbero alle volte l’impressione che lo scrupolo fosse eccessivo.

La convinzione del dovere da compiere bene padre Giovanni l’ha vissuta anche nel suo mini-stero sacerdotale. Nel suo armadio sono rimasti tanti quaderni di omelie, scritte a macchina, sottolineate, ordinate secondo l’anno liturgico. Si informava anche per svolgere bene il suo compito di confessore, di cappellano, di assistente spirituale; compiti nei quali poteva anche dare spazio a quella maturità umana e religiosa che nel tempo la sofferenza aveva reso più fine e più capace di entrare nel cuore e nella mente degli altri.

Appunto la sofferenza è un capitolo che occupa una parte consistente della esistenza di pa-dre Giovanni. Lo ricordava anche don Ludovico, amico di padre Giovanni perché per tanti anni parroco al paese natale di Riva di Chieri. Quando lo incontravo a Valbrembo, una volta dette le varie sofferenze che non lo lasciavano in pace, il discorso cadeva sulla preghiera e sulla accettazione della volontà di Dio. Non mi è mai sembrato un discorso scontato e formale. Pregava per se stesso, ma molto anche per la congregazione, per i confratelli, per le persone che a lui chiedevano un ricordo presso il Signore. Le Suore delle Poverelle che lo hanno avuto ospite in questo ultimo periodo, hanno manifestato la loro gioiosa meraviglia di avere avuto un prete che “sapeva pregare e pregare molto”.

Infine, voglio ricordare di padre Giovanni il suo attaccamento affettivo ed effettivo alla nostra famiglia religiosa, diventata ben presto la sua famiglia. È in questo contesto di famiglia che si capisce la sua attenzione ai confratelli, alla casa, alla vita di comunità. Gli dispiaceva di non essere utile come avrebbe voluto, ma non si è mai sottratto a qualche incombenza anche umile pur di giovare in qualche modo alla comunità.

Molti lo ricordano nello stanzino della portineria, attento e premuroso verso tutti, capace di accogliere e di rispondere con uno stile fatto di educazione e di discrezione.

In cammino verso il Natale

Padre Giovanni ha concluso la sua esistenza terrena nel periodo di Avvento. Non è solo una coincidenza temporale, cronachistica. È per noi un messaggio. Siamo in Avvento per celebrare il Natale, Gesù fatto uomo per la nostra salvezza. Siamo in Avvento, perché sappiamo della venuta del Signore quale re dell’Universo, della storia e di ogni uomo. Infine, siamo in Avvento perché vogliamo essere pronti per la venuta del Signore nella nostra esistenza, in ogni momento e, specie, nel momento finale.

Padre Giovanni si è preparato al “suo” avvento, facendosi ancora una volta educatore ed insegnante perché ciascuno di noi viva e si prepari nel tempo di Avvento che a ciascuno il Signore concede.

Ora padre Giovanni riposa nel cimitero di Paladina, Bergamo, accanto ad altri confratelli, in attesa della venuta finale e gloriosa del Signore, che ha scelto quale suo unico bene nella professione religiosa e che ha ripresentato come il Dio della misericordia nel suo ministero sacerdotale.

Grazie, padre Giovanni. A te affidiamo, in questo Anno sacerdotale, la nostra preghiera per tutti i sacerdoti e per i giovani perché siano generosi verso il Signore che chiama.


p. Tullio Locatelli
superiore provinciale












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