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p. Giovanni Coscio (05/06/1929 - 08/07/2009)




* Torino - 5 giugno 1929

† Pancalieri (Torino) - 8 luglio 2009




Padre Giovanni Coscio è mancato nella notte dell'8 luglio 2009, nella sua stanza a Pancalieri, Torino, presso la casa di riposo delle suore di San Gaetano. Vi era ricoverato dal settembre 2008 e si era trovato bene, assistito e curato, contento di poter mantenere ancora molte delle sue relazioni, visitato spesso dai confratelli della sua comunità di Rivoli. Purtroppo il cuore non ha retto e nel volgere di due giorni si è spento.

I suoi funerali sono stati celebrati il 10 luglio a Torino nella Chiesa della Madonna della Salute, poi, don Giovanni è stato sepolto nella tomba di congregazione al cimitero comunale di Torino.


Rinnovare la fede nella risurrezione

Non è facile districarsi nella camera di don Giovanni, nella comunità di Rivoli: è colma di tante cose, messe secondo un "ordine" che solo l'interessato conosceva.

In un armadio ho trovato alcune delle sue omelie, tra le quali questa che qui riporto, perché è stata letta nella celebrazione eucaristica del suo funerale.

Don Giovanni parla della risurrezione dicendo:

Rinnoviamo la nostra fede nella vita eterna e nella Risurrezione. Riaffermiamo la nostra certa speranza che, dopo ì giorni della nostra vita mortale, noi passeremo alla vita vera e non solo con la parte spirituale del nostro essere, ma con il nostro essere completo, anche con il nostro corpo, con queste povere spoglie che quaggiù ci sono causa spesso di sofferenza e di malattia, che declinano inesorabilmente verso il sepolcro, passando attraverso la vecchiaia e la morte.

Noi, più fortunati degli Ebrei, abbiamo la prova suprema di questo destino, di questo nostro cammino verso la pienezza eterna del nostro essere mediante la risurrezione della nostra carne: abbiamo la prova nella risurrezione di Cristo.

Cristo ha anticipato, come capo di noi tutti sue membra, la morte di ognuno di noi. Ha tracciato il cammino che noi tutti percorreremo. Questa è la fede della Chiesa, da sempre. Questa è la nostra fede. Ecco dunque la nostra certezza. Ecco la sicurezza di un destino superiore, eterno, glorioso, felice della nostra vicenda terrena.

Lo sappiamo bene: riaffermando la nostra fede nella risurrezione e nella vita eterna, noi ci mettiamo in contrasto con l'atmosfera vigente intorno a noi, fatta di miraggi terreni, materiali, senza visioni oltre il mondo. La nostra fede nella risurrezione cade in un terreno quanto mai ostile ed incapace di assimilare una verità così alta e così insolita per chi limita il suo orizzonte alla vita di quaggiù.

Si ripeterà anche oggi la vicenda toccata all'apostolo Paolo nell'Areopago di Atene, quando, parlando appunto di risurrezione dei morti, fu fatto oggetto di scherno e dì ironico rifiuto. È una reazione scontata e non dobbiamo temerla, se siamo seguaci di Cristo. Noi continueremo a proclamare la nostra fede. Noi continueremo a dare la nostra testimonianza, convinti che, nonostante le apparenze, proprio di queste supreme certezze ha oggi bisogno l'umanità di fronte a tanti crolli, dì fronte a tante delusioni.

Confortiamoci dunque alla luce di queste consolanti verità. Dio ci ha amati e ci ha donato la sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza; custodiamola nel cuore della fede, alimentiamone la nostra vita di tutti i giorni per diffondere la gioia intorno a noi.

Non so quando don Giovanni abbia pronunciato questa omelia. Certo molte cose si sono avverate nella sua stessa vita; così è diventata una sua esperienza molto personale quanto andava annunciando.


Le tappe più importanti della sua vita

Don Giovanni è nato a Torino, nel Borgo Vittoria, nella parrocchia di Nostra Signora della Salute, il 5 giugno 1929.

Seminarista a Santo Stefano Belbo, fece il noviziato a Sommariva del Bosco nell'anno 1944-1945.

Il 29 agosto 1945 professò per la prima volta nel santuario mariano di Sommariva.

Dopo gli studi magistrali a Ponte di Piave, dove per mesi soffrì di pleurite, fece il tirocinio a Pinerolo (1948-1951); nel 1950 fece la professione perpetua e poi fu a Viterbo per gli studi teologici coronati con la ordinazione sacerdotale il 26 marzo 1955.

Solo un anno prima gli era venuta a mancare la mamma.

A Pinerolo tornò dopo l'ordinazione sacerdotale, svolgendo il suo compito di insegnante elementare e di assistente come durante il tirocinio. Fu un anno a Cascine Vica, poi per quattro anni fece parte della comunità della Salute in Torino. Sono gli anni del Gruppo Edelweiss (che lo ha ricordato come "amico, padre e guida spirituale"), delle attività ricreative e sportive in oratorio, ma anche del suo insegnamento di religione in una scuola statale.

Dopo un anno a Bergamo, dal 1966 al 1970 svolse il compito di insegnante e di economo al Collegio Artigianelli di Torino, dove ritornò dal 1971 al 1985.

In questo periodo don Giovanni fu incaricato di aprire il Centro di Formazione Professionale di Nichelino (1979-1985), un'opera di cui fu sempre orgoglioso. Direttore del Centro di Formazione Professionale a Pinerolo per tre anni (1985-1988), quindi ancora agli Artigianelli di Torino e a Bergamo, per brevi periodi.

Negli ultimi anni fu a Rivoli, ormai provato dalla malattia.


L'amicizia, soprattutto

In occasione dei suoi funerali ha preso la parola la signora Raffaella Carrisi Martini, che così ha ricordato don Giovanni:

In quegli anni in cui avevamo appena trent'anni, fra tutti i sacerdoti giuseppini mi ero fatta un amico che, avendo gli stessi amici, mi era assai caro. Era una vera amicizia, perché era vera!... Perché ci univa un'unica fede, piena di spe-anza, di carità diffusa nei propri cuori ad opera dello Spirito Santo che ci è stato donato. Comunque quell'amicizia, maturata col rispetto della vita, era per noi tutti piena di dolcez-a. (...) Grazie del tuo affetto. Gli Scouts, i confratelli giuseppini, uniti nella preghiera.

Anche negli ultimi tempi don Giovanni è stato attento a mantenere contatti e relazioni con tante persone amiche, diverse delle quali appartenenti al mondo dell'arte, dello sport e dello spettacolo.

Negli anni della formazione chi lo guidava era preoccupato perché denotava di esse-e curioso ed amante di ogni novità: leggeva ogni giornale e tutto il giornale, sembrava troppo attaccato allo sport. Tra l'altro veniva notato da qualcuno che non era molto portato al sacrificio.

Aveva una intelligenza vivace e gli piaceva stare con i confratelli del proprio corso, magari combinando anche qualche scherzo.

L'imponenza della sua persona era raddolcita da un sorriso sempre presente e per tutti.


Il tempo della preparazione

Pensando ora al tempo della sua malattia e del suo ricovero a Pancalieri, mi pare che gli sia stato offerto un tempo di purificazione e di preparazione all'incontro definitivo con il Signore. Nella storia di ciascuno c'è sempre un mistero di grazia e di perdono, di gioia e di fatica, di dialogo con il Signore che chiama a seguirLo e aiuta nello scorrere dei giorni a vivere sempre meglio la propria vocazione religiosa e sacerdotale.

Di ogni confratello sappiamo raccogliere il bene che ha fatto e che ha testimoniato.

Affidiamo don Giovanni alla Madonna della Salute: in questo santuario ha vissuto i momenti più alti della sua vita di uomo, di religioso e di prete. Forse qui ha potuto esprimere il meglio di sé in mezzo ai giovani. Ora la Madonna della Salute lo saprà accogliere e presentare al Padre per godere della sua comunione per sempre.


p. Tullio Locatelli
superiore provinciale








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