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P. Tullio Fornasiero (7/6/1918-22/1/2001)

Villadose (Rovigo) 7 Giugno 1918

San Giuseppe Vesuviano (Na) 22 Gennaio 2001



P. Tullio Fornasiero si è spento serenamente a 82 anni, passando dal sonno alla morte dopo aver salutato i confratelli in un ultimo cordiale sorriso.

Per gli ultimi 25 anni è vissuto ininterrottamente in San Giuseppe Vesuviano, più altri 8 presso il Seminario, oggi Centro Giovanile (dal 1962 al 1970). Negli incontri impronta­ti sempre di cordialità era frequente il richiamo alla protezione e alla benedizione del santo prediletto. San Giuseppe.

Lo si può configurare come un sacerdote pastoralmente sempre impegnato a servizio di un intero popolo, della comunità civile ed ecclesiale di San Giuseppe Vesuviano. Sono tanti gli aspetti e le situazioni di vita quotidiana da considerare e ricordare, in cui la san­tità personale di questo nostro religioso consacrato ha contagiato il cuore delle famiglie. Quanti figli di questo popolo hanno conosciuto p. Tullio: ragazzi, giovani, adulti; mamme affaccendate in casa, papà persi dietro il proprio lavoro, anziani e malati in attesa di un saluto, di una preghiera, del Viatico. Non è immaginabile la vita di p. Tullio se non come vita donata, vita per..., per i più deboli, i più bisognosi, i più lontani.

Era nato a Villadose (Rovigo) il 7-06-1918; il percorso seminariale si era sviluppato con diverse tappe a Rovigo e Montecchio, Ponte di Piave; poi gli studi di teologia a La Quercia di Viterbo, poi all'Ateneo Lateranense di Roma, quindi all'Istituto San Pietro di Viterbo dove il 16-03-1946 riceve il presbiterato. A seguito della sua prima destinazione apostolica, una lettera degli inizi (1947) indirizzata al suo superiore provinciale, così reci­ta: "sono venuto ali 'orfanotrofio con entusiasmo perché considero il mio campo di lavo­ro prediletto dal Signore e dalla Congregazione, sono giovani poveri, orfani, bisognosi di emendazione... ".

I suoi primi anni si distinguono per essere stato fedele al carisma giuseppino nel servi­zio ai ragazzi più abbandonati: a Foggia nell'Istituto Maria Cristina (19461948), a Segezia nella Casa dell'Orfano (1948-1951), a Cisterna di Latina presso /'Opera Pio XII (1951-1954), a Roma pi-esso l'Opera Pio X (1954-1961), sempre come insegnante, assi­stente, educatore.

Poi l'impegno del servizio si indirizza verso i ragazzi avviati al cammino religioso e sacerdotale: a Santa Marinella presso la Colonia Pio X (1961-1962), nel Seminario di San Giuseppe Vesuviano (1962-1970), e ancora come direttore a Dipignano (Cosenza) presso la Scuola Apostolica "Ecce Homo ".

Ancora una svolta nell'orientamento apostolico e le sue energie sacerdotali vengono valorizzate dal 1976 a servizio della comunità parrocchiale e del santuario di San Giuseppe Vesuviano. Tutta la sua ricchezza sacerdotale venne investita senza limiti a van­taggio della crescita nella fede e nella santità di tutti: chi lo ha incontrato, ne ha apprez­zato la carica di umanità e di paternità.

Diversi giuseppini oggi sono tali grazie anche a p. Tullio e sono cresciuti sul modello del suo essere giuseppino, del suo cammino di santità, lo hanno incontrato e ricevuto come dono prezioso per la maturazione della propria vocazione. Sarebbe bello unire la nostra preghiera per chiedere a Dio di poterlo imitare anche solo in tre atteggiamenti che hanno forgiato il suo stile di vita:

1 - essere per la gente semplice secondo uno stile di accoglienza, di ascolto, di sobrie­tà, come un "fratello maggiore"; in quante nostre famiglie p. Tullio è entrato in punta di piedi, portando via il fardello e la sofferenza di tanta gente e sostenendola anche solo con la preghiera personale;

- essere per i ragazzi "amico": a partire dal gioco, dallo sguardo a volte severo ma benevolo, dal sorriso sempre incoraggiante, dalla presenza nel cortile tra i ragazzi svolta con pazienza infinita...; dalla ricerca di un linguaggio catechistico a misura dei ragazzi (in Seminario spiegava la Bibbia con una traduzione apposita per i ragazzi!); dalle preghiere attuate in modo semplice... nella dose giusta!

3 - essere per tutti semplicemente "padre": è difficile definirsi in termini di paternità facendo nascere la domanda sul senso della vita, orientando il giovane con tenacia sulle cose belle e importanti, incoraggiando la speranza per arrivare alla meta. Del mio perso­nale cammino vocazionale ricordo gli incontri da adolescente con p. Tullio (si sa che l'a­dolescenza è un momento decisivo per le scelte) quando, di ritorno dal liceo classico che allora si svolgeva a Ponte di Piave, mi poneva la stessa domanda che mi faceva mio padre: allora, sei contento? E puntualmente, battendomi la mano sulla spalla, mi incoraggiava a non arrendermi davanti alle incomprensioni e alle difficoltà, fiducioso che San Giuseppe non mi avrebbe abbandonato.

Grazie, p. Tullio, della tua domanda sul senso e sul gusto della mia vita. Ripensandoci, è la gioia di aver incontrato un giuseppino che ha reso visibile la santità del vivere da "amico, fratello e padre" per tutti, proprio come voleva San Leonardo Murialdo.

Ricordiamo a tutti i suffragi di regola.

p. Giuseppe Rainone
superiore provincia romana

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