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P. Guido Vischio (22/8/1927-17/1/2001)


Thiene (VI) 22 Agosto 1927

Ponte di Piave (TV) 17 Gennaio 2001



Di fronte alla morte così improvvisa di d. Guidorestiamo attoniti, come del resto di fronte a qualsiasi morte che ci tocca da vicino: quale il senso di tutto questo?

L'uomo è portato per natura ad indagare su tutto ciò che non riesce a razionalizzare... ma di fronte alla morte lo spazio di indagine è veramente stretto: o veniamo sopraffatti o ci ancoriamo alla fede.

Ed è questa la lettura che cercheremo appunto di fare: una lettura di fede, un atto di fede che muove dalla certezza che ognuno di noi è l'incarnazione di una parola pronun­ciata da Dio da tutta l'eternità e per tutta l'eternità. Abbiamo la ventura di essere per un più o meno breve tratto di strada "parola incarnata", con tutti i limiti, le debolezze, i pec­cati dovuti a questa nostra carne, ma anche con tutta la entusiasmante consapevolezza di essere, appunto, una parola pronunciata da Dio.

La morte riporta questo nostro essere, fuori del tempo, nell'eterno di Dio e nello stes­so tempo lo libera dai condizionamenti: torniamo ad essere "parola di Dio" pura. Ecco per­ché la morte mette sempre in luce il messaggio che Dio vuol darci quando ci fa incontra­re qualcuno. E che cosa ci dice con la sua vita, con la sua morte, questo nostro confratello?

Ognuno di noi, nel rispondere, fa ricorso ai ricordi, agli incontri personali, a ciò che ha sentito dire...

A me pare che innanzitutto per d. Guido si possa affermare ciò che Paolo VI ha detto di S. Leonardo Murialdo in uno stracitato passo di un suo discorso: "La sua storia è sem­plice, non ha misteri, non ha avventure: si svolge in un corso relativamente tranquillo, in mezzo a luoghi, a persone, a fatti ben conosciuti; è un nostro fratello, un uomo mite e gen­tile, un sacerdote pio ed esemplare...".

Ma tra le pieghe di questa ordinarietà di vita quanto lavorio interiore!

Da ragazzino sentivo parlare di lui come di un grande appassionato motociclista. Quando poi l'ho conosciuto personalmente la prima volta durante il noviziato, e poi più oltre, mi riusciva diffìcile vedere in lui uno spericolato centauro, tanto era sempre uguale a se stesso, sempre equilibrato, con un tono di voce sempre ben modulato... Ora a distanza di tempo, mi pare di aver trovato la chiave di lettura di tutto questo: la sua ascesi... che lo ha portato a staccarsi da tutto ciò che amava umanamente, a staccarsi da ogni passione, a non far emergere sentimenti... "sregolati".

Si può oggi discutere se questo sia il modo attualmente valido di ascetica. Si può anche discutere (tanto si discute di tutto!) se l'ascetica sia un cammino verso la santità. Certo che d. Guido così la sentiva, così la viveva. Per lui questo modo di essere, di relazionarsi era la via verso la santità, e gli deve essere costata più di qualche battaglia interiore...

Ecco allora la parola pronunciata da Dio in d. Guido per noi: "sii santo!". Scegli la stra­da che ti è più consona, ma sii santo! Vorrei che restasse un impegno, per tutti. In questo impegno di santità le caratteristiche che meglio lo rappresentano, mi pare di poterle indi­viduare nella disponibilità e nella fedeltà.

Scorrendo il suo curriculum lo troviamo impegnato nei più svariati campi di apostola­to e servizi e a diverse latitudini e longitudini d'Italia: appena ordinato sacerdote nel 1954 è vice padre maestro dei novizi a Vigone; nel '60 è direttore e maestro dei chierici in for­mazione a Ponte di Piave; nel '66 padre spirituale nel seminario minore di S. Giuseppe Vesuviano; nel '70 direttore all'Istituto S. Cuore di Modena; nel '73 insegnante di lettere al liceo scientifico del Brandolini di Oderzo; nell'anno scolastico '76-'77 è a Montecchio Maggiore per accompagnare i seminaristi del nostro biennio (14 - 16 anni!) a scuola a Lonigo (VI) dove pure insegna. Nel '77 passa a Rivoli torinese come insegnante di lette­re nel liceo di quel nostro istituto e nell'80 ne diventa il direttore.

Dall' 82 all'88 è superiore provinciale della provincia religiosa piemontese; neh"88, scaduto il mandato di superiore provinciale diventa direttore del Collegio Artigianelli di Torino, la casa madre della congregazione, successore di S. Leonardo Murialdo. Vi resta un solo anno perché chiede di rientrare in Veneto e allora neh" 89 ritorna ad insegnare nell'Istituto di Oderzo. Sembrerebbe il viale di un onesto pensionamento, ma nel '98 gli viene chiesto di andare in parrocchia a Montecatini e nel '99 di tornare direttore a Ponte di Piave, ove appunto lo coglie la morte.

Ad una lettura seppur così sommaria dei suoi tanti spostamenti vien da dire che il Signore si diverta attraverso la voce dei superiori a non fargli mai tirare i remi in barca. Ogni volta che il sipario sembra chiudersi sulla sua vita attiva ecco una nuova richiesta della congregazione, e diversissima da quanto fino allora fatto e da quanto potrebbe esse­re stata la specializzazione acquisita... E lui prende armi e bagagli e cerca di rispondere generosamente, anche se magari con tanta fatica e sofferenza. Ritengo che a pochi con­fratelli sia stato chiesto di ricoprire compiti e ruoli così diversi tra loro come a d. Guido. Parola di Dio che continua a chiederci di rimanere aperti, disponibili all'azione dello Spirito, che si fa presente forse anche attraverso le Mediazioni umane che pure talvolta sono così meschinamente interessate!

E poi, come dicevo, la sua fedeltà, a ciò che gli si richiedeva. Fosse pure l'insegna­mento, anche quando gli pesava enormemente, come negli ultimi anni di insegnamento al Brandolini, come la direzione spirituale dei ragazzini del seminario minore di S. Giuseppe Vesuviano. Nulla lo doveva distrarre dal suo incarico! Neppure altri servizi che improvvi­samente gli venissero chiesti,... se gli impedivano una accurata, meticolosa, starei per dire scrupolosa preparazione a ciò per cui era stato chiamato.

Ugualmente fedele era la sua presenza ai momenti comuni della comunità religiosa: anche qui mai trafelato, mai frettoloso, ma tutto scandito secondo ritmi ben certi. Era anche questo un segno del suo rispetto verso la vita comune che doveva avere sempre la precedenza su tutto. La fedeltà della presenza!

Credo che il Signore gli abbia voluto giocare un bello scherzetto chiamandolo così, quasi improvvisamente.

Sarà arrivato trafelato, non del tutto in ordine, con il tono della voce forse non ben modulato... E il Signore gli avrà sorriso aprendogli le braccia e dicendogli "vieni servo buono e fedele...".

p. Ferruccio Cavaggioni superiore provincia veneta


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