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P. Mario Cugnasco (26/5/1915-4/1/2001)


S. Stefano Belbo (Cn) 26 maggio 1915

Torre Boldone (Bg) 4 gennaio 2001



CANTATE DOMINO QUONIAM BONUS!

Ancora una volta celebriamo la gioia e la festa della Risurrezione di Cristo; accompa­gniamo nell'ultimo saluto cristiano un nostro carissimo fratello per ricordarci con forza che questo è il cuore della nostra fede, il senso del nostro vivere e del nostro morire.

Celebrare la nascita al cielo di P. MARIO CUGNASCO, di anni 85, Giuseppino del Murialdo sacerdote, avvenuta alle ore 2.00 del 4 gennaio 2001 nell'Istituto "Palazzolo" di Torre Boldone (Bg), dove era ricoverato da 4 anni e mezzo, proprio nel contesto liturgico del tempo natalizio, in cui la luce è segno e guida del cammino di ciascuno, ha donato a tutti noi un'occasione in più per vivere in pienezza il mistero del Natale. Nei giorni vici­ni alla solennità dell'Epifania, anche per noi è apparsa una stella per aiutarci ad andare avanti, verso Gesù: è la vita di questo nostro fratello con la sua testimonianza di dono e di offerta.

E in più la conclusione del Grande Giubileo. Don Mario ha completato il suo itinera­rio terreno in concomitanza con questo evento ecclesiale e universale di portata storica, che ha dato alla sua esistenza come il suggello e il coronamento di tutta una vita, vissuta sempre con grande affetto per il Papa e per la Chiesa.

Nella cartella personale di Don Mario ho trovato un foglio con la sintesi della sua vita: una testimonianza, scritta da lui stesso un anno e mezzo fa, intitolata: "Cantate Domino quoniam bonus!". Lo schema ricorda il testamento di San Leonardo Murialdo, nella parte intitolata "Benefici speciali di Dio a me", dove il nostro Fondatore elenca con una serie di date le tappe più significative della sua vita e anche quelle scandite dalle sue malattie.

Vi propongo alcuni contenuti di questo documento perché, oltre al ricordo della perso­na, ci sia anche per noi la giusta edificazione.

Don Mario scrive: "Sto per compiere 84 anni, e, nel contemplare oggi la mia vita con l'occhio della fede, con infinita gratitudine devo riconoscere che tutto in essa è stato DONO! Un cumulo di doni del Padre delle misericordie ". Ed elenca 6 doni.

1. LA VITA: la definisce un dono grande, anche perché è stata abbastanza lunga e per­ché nessun familiare è arrivato alla sua età. Lodando Dio per la sua vita fisica elenca anche tutte le malattie che ha avuto, i ricoveri ospedalieri, gli interventi chirurgici, le cadute e i numerosi acciacchi. E anche la battuta di un medico che, consapevole dei suoi molti dis­turbi, ma anche della sua buona fibra e della sua fedele osservanza delle cure prescritte, una volta gli disse: "lei è condannato a vivere!".

2. LA FAMIGLIA, povera, ma ricca di fede e di sacrifici, con il papà Giovanni e la mamma Carolina Passalacqua. Sposati a 36 anni per lui e 17 per lei, ma con un'unione felice e con ben 9 figli, diversi morti però prematuramente: un fratellino neonato, una sorellina a due mesi, un fratellino a 2 anni, una sorella a 34 anni e un fratello a 24 anni durante la guerra in Russia.

3. LA TERRA NATALE: bella, carica di ricordi e di tradizioni, una terra che... "simili a sé gli abitator produce". La sua cara Santo Stefano Belbo (Cn) in Piemonte, dove d. Mario era nato il 26 maggio 1915, tra splendide colline e fertili vigneti. Lui lo ricordava come un paese profondamente cristiano, sempre curato da sacerdoti zelanti, ricco di voca­zioni sacerdotali e religiose, maschili e femminili, diverse anche nella nostra Congregazione.

4. LA VOCAZIONE: sacerdotale, religiosa, giuseppina: la definisce un intreccio di grazie attraverso circostanze provvidenziali. E d. Mario è sempre stato molto attento alla pastorale vocazionale; diversi giuseppini lo ricordano per il legame con la loro vocazione, sia quando era alla Salute, sia come formatore a Ponte di Piave.

5. L'ITINERARIO DELLA VOCAZIONE: descrivendo questo dono, d. Mario ricor­da le tappe della sua formazione: aspirante a Rivoli ('27-'31); novizio ancora a Rivoli ('31-'32); studente a Ponte di Piave ('32-'35); tirocinio a Vicenza ('35-'38); teologia a Viterbo-La Quercia ('38-42); e il 28 giugno 1942 l'ordinazione sacerdotale nella Chiesa di S. Rosa a Viterbo con altri 6 confratelli. In ogni tappa ricorda anche tutti i nomi dei con­fratelli che l'hanno accompagnato e seguito.

Chi ha conosciuto d. Mario sa quanto era preciso in queste cose: luoghi, date, nomi, ricordi, fatti, persone, anniversari, compleanni, onomastici. Una memoria e una lucidi­tà che non l'hanno mai abbandonato fino all'ultima sera in cui si è coricato e che deno­tavano non solo il suo grande attaccamento e il suo grande affetto per la Congregazione, ma soprattutto la sua attenzione alle persone e alle relazioni. Io stesso ne ho avuto anco­ra la conferma andando a trovarlo proprio la mattina dell'ultimo Natale: ormai a corto di fiato e facendo una certa fatica ad articolare le parole, mentre osservavamo dalla fine­stra la copiosa nevicata di quel giorno, si preoccupò solo di chiedermi come stava mio papà, che sapeva seriamente ammalato in quei giorni... in quella mezz'ora non disse quasi nient'altro!

6. IL SACERDOZIO: che definisce il dono più grande. È stato prete per oltre 58 anni. Lui stesso mi aveva invitato a Milano 8 anni fa a tenere l'omelia per il suo 50° di Messa. E sempre mi ha guardato con simpatia, nella mia vocazione, nella mia Prima Messa, di cui ha curato tutta la preparazione liturgica... anche perché, come mi diceva spesso, portava­ mo lo stesso nome!

È a questo punto del documento che d. Mario ricorda le tappe dei suoi incarichi inCongregazione: 1942-1947 a Ponte di Piave, insegnante di lettere e addetto anche all'ora­torio; 1948-1966 a Torino, Parrocchia "Nostra Signora della Salute"; 1966-1969 ancora a Ponte di Piave; 1969-1996 a Milano Parrocchia "Murialdo": il periodo più lungo in cui ha servito quella comunità con la sua presenza fedele, seguendo i chierichetti, le donne di Azione Cattolica, le Mamme Apostoliche, il Movimento Terza Età, curando soprattutto la liturgia e il suo discreto, ma prezioso e ordinato lavoro nell'ufficio parrocchiale, dove spesso il prete accosta anche molti "lontani".

Quello che non dice, a conferma della sua umiltà, è che spesso ha ricoperto ruoli e inca­richi di responsabilità: direttore dell'Opera "Nostra Signora della Salute" a Torino e par­roco per 18 anni, direttore e padre maestro a Ponte di Piave, direttore 3 anni a Milano, con­sigliere provinciale dal '52 al '58 e vicario provinciale dal '58 al '67.

L'ultimo dono che d. Mario non ha potuto aggiungere, ma che avrebbe sicuramente aggiunto sono stati i suoi ultimi 4 anni a Torre Boldone nell'istituto in cui era ospite dal 21 marzo 1996; in quella casa si è trovato subito bene perché non è stato solo accudito, ma soprattutto amato dal personale e particolarmente dalle Suore delle Poverelle. Ha con­tinuato a tenersi aggiornato, sempre attento ai fatti di Chiesa e di Congregazione, leggen­do sempre sia libri che giornali.

Accettando con una crescente serenità i suoi mali e rimanendo sempre fedelissimo ai suoi doveri religiosi, diceva: "Sono qui in attesa dell 'incontro definitivo con il Signore". L'incontro è arrivato: discreto... nel silenzio della notte... senza disturbare nessuno, con la serenità e la pace dei giusti, lasciando le pochissime cose di chi ha saputo vivere davvero in povertà! Questa volta il trasferimento è stato definitivo! Ma le mani che l'hanno preso sono sicure, salde e forti. Quel Dio che innumerevoli volte d. Mario ha pregato qui in terra, di cui ogni giorno ha letto e meditato la Parola, che ha saputo annunciare a tutti come par­roco, come formatore e come prete di periferia; quel Gesù che tante volte ha celebrato e spezzato nell'Eucaristia, di cui ha fino all'ultimo amministrato il perdono; quel Signore a cui ha promesso con gioia il dono di tutta la sua vita e al quale ha offerto chissà quante volte le sue molte sofferenze, ora è con lui per sempre! Ora Mario è tutto di Dio e Dio è tutto di Mario!

Questo aveva tanto atteso, per questo si era consacrato, questo ora ha finalmente rag­giunto e meritatamente ottenuto!

Grazie, caro Don Mario!

Signore, porta anche tutti noi con lui e con Te! Così sia!

p. Mario Parati
superiore provincia piemontese



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