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"Engim ONG" - Un ministero per la cooperazione

 

Nella maggior parte dei Paesi avanzati era già una realtà; in Italia abbiamo dovuto aspettare il nuovo esecutivo di Mario Monti per veder nascere un Ministero per la Cooperazione.

«Si tratta di un segnale di discontinuità politica e istituzionale fortemente innovativo, che auspichiamo possa essere di carattere permanente, - ha dichiarato Francesco Petrelli, presidente dell’Associazione delle ONG italiane -. Nel mondo, in costante e rapida trasformazione, la cooperazione internazionale non è solo parte integrante della politica estera, ma deve essere uno strumento essenziale di tutta la strategia internazionale dell’Italia, in termini di coerenza, coordinamento ed efficacia delle politiche, per ridare ruolo e credibilità al nostro Paese».

Questa la condizione per rispondere positivamente al momento di fortissima crisi della cooperazione italiana, sia sul piano delle risorse - in seguito ai tagli di bilancio di circa l’88% avvenuti tra il 2008 e il 2011 - che di strategie e prospettive.

Nell’incontro avvenuto a fine gennaio tra la delegazione delle ONG italiane con il Ministro della Cooperazione e dell’Integrazione, Andrea Riccardi, l’associazione delle Organizzazioni Non Governative ha auspicato anche nuovi strumenti di carattere legislativo. A partire dal conferimento di deleghe, poteri e strumenti che mettano in condizione il ministro di agire efficacemente.

Tra i nodi da sciogliere, anche i conflitti di attribuzione tra il Ministro della Cooperazione e il Ministro degli Esteri, a cui la normativa in vigore conferisce la competenza sulla cooperazione allo sviluppo, e che può essere delegata solo ad un Sottosegretario agli Esteri.

«Non possiamo permetterci un ministro della cultura della cooperazione, ma dobbiamo contare su un ministro che abbia un ruolo definito e risorse adeguate per produrre fatti e azioni certe» continua Petrelli.

Nel corso dell’incontro, l’AOI - che rappresenta oltre 250 organizzazioni impegnate nella cooperazione e solidarietà internazionale - ha avanzato alcune proposte per realizzare quest’obiettivo. In primis, la costituzione di un Tavolo di coordinamento per garantire la coerenza delle politiche, in stretta collaborazione con gli altri dicasteri, del quale il Ministro della Cooperazione potrebbe costituire il riferimento. In secondo luogo, la creazione di un tavolo di dialogo con la pluralità degli attori sociali e istituzionali: associazioni, ONG, autorità locali, imprese, università.

Altresì necessaria la convocazione nei prossimi mesi di una Convenzione per il rilancio della cooperazione italiana, con lo scopo di arrivare alla riforma della cooperazione e a una nuova legge, visto che l’attuale, datata 1987, non risponde più alle sfide di un contesto internazionale profondamente mutato.

Massimo Angeli




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