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"Missionarietà" - Cristiano: quindi capace di ascoltare il grido dell'uomo

 

Ho riletto in questi giorni il documento postsinodale “Africae munus” cercando di dargli un orizzonte che vada oltre la sola Africa, un orizzonte vasto quanto il mondo. Motivo: la crisi economica, che attanaglia il mondo, forse va interpretata come opportunità per un urgente ripensamento globale, dalle fondamenta.

La sensazione, invece, è che non si voglia assolutamente scalfire l’assunto-chiave che identifica lo sviluppo umano con la crescita economica tout court e che, di conseguenza, apre la via alla avidità e ai profitti scandalosi della finanza e agli egoismi voraci e insaziabili. Con tutti gli effetti collaterali arcinoti: dallo sfruttamento delle persone a quello dell’ambiente.

Mi sto chiedendo quale il compito della “nuova evangelizzazione” dentro a questi contesti. E prima ancora, che senso e che presa possa avere questo tema della “nuova evangelizzazione” dentro a questi contesti. Sto cercando risposte, appunto, nel documento post sinodale “Africae munus”.

Speranza e dono, responsabilità e impegno: ecco quattro atteggiamenti, non solo interiori, che indicano l’atteggiamento del cristiano e di ogni persona. È dentro a questa consapevolezza che può attecchire il messaggio evangelico, sia nei paesi di prima, come nei paesi di seconda evangelizzazione.

Nell’animo di ogni cristiano deve risuonare l’esigenza che ogni popolo non sia privato di speranza, che non venga distrutto il suo presente, amputato il suo avvenire. Preghiera che quotidianamente deve venire innalzata al Padre di ogni creatura, azione quotidiana che, non solo cerca di tener conto di questa esigenza, ma addirittura la promuove, se ne fa protagonista.

Ogni cristiano sa che la vera speranza non sono i beni materiali o il potere, ma quella che salva. L’importante è incontrare e far incontrare Cristo. E bisogna cominciare a costruire il regno di Dio qui, adesso, non per un futuro indefinito.

Sono riflessioni espresse da Benedetto XVI. Essere cristiano, e quindi missionario, significa capacità di ascoltare il “grido dell’uomo”, significa sentirsi sempre interpellati in prima persona.

Giustizia, pace, riconciliazione sono temi che interpellano ognuno di noi in chiave locale e universale, nella nostra ferialità e nei momenti di più specifica interpellanza, perché è qui la grande novità di Gesù che continua a dirci quello che ha detto un giorno al cieco di Gerico: “Coraggio! Alzati!”. Riconciliàti con Dio e con gli altri, tutti gli altri, diventiamo artigiani di pace e agenti di giustizia, luce del mondo, e sale della terra, di ogni terra.

Il cristiano non può non sentirsi coinvolto, anche emotivamente, per superare ed eliminare ogni forma di discriminazione e intolleranza, testimoniando e ricercando continuamente il riconoscimento della libertà di ogni persona. La vocazione della Chiesa tutta missionaria è guardare, amare il mondo come Dio lo guarda, lo ama. Essere osservatori, ma anche protagonisti, dei segni di vangelo. Fuori da ogni esibizione di potere, essere lievito che scompare nella massa, ma lievitandola!

Possiamo allora provare a concludere qualcosa? La crisi economica ci fa essere tutti più attenti all’altro? Più fratelli? Più missionari? La risposta è senz’altro positiva se teniamo conto di tutti questi atteggiamenti interiori, ma anche esteriori: speranza, dono, responsabilità, impegno, giustizia, pace, riconciliazione. Più coltiviamo queste sensibilità e più ce ne lasciamo improntare anche nelle nostre azioni quotidiane e nelle nostre relazioni, più rendiamo sinonimi i due termini: cristiano e missionario.

p. Ferruccio Cavaggioni

 

 

“Sulla fame non si specula”

La campagna italiana “Sulla fame non si specula” ha messo online un kit informativo che spiega i legami fra cibo e finanza. Si può scaricare gratuitamente ed è a disposizione di singole persone, gruppi, scuole e associazioni che vogliono attivarsi e far arrivare la voce della società civile a istituzioni e governi.

“Sulla fame non si specula” è una campagna nata a Milano nell’aprile 2011 su iniziativa di un gruppo di persone (giornalisti, economisti, rappresentanti di associazioni), che hanno chiesto alla città che ospiterà l’Expo 2015 sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, di dare un segnale forte, impegnandosi a non investire in titoli derivati legati ai beni alimentari e di promuovere un osservatorio che studi e informi sui legami tra cibo e finanza.

La campagna si è poi diffusa a livello nazionale e ha aggregato via via importanti sigle del non profit (Action Aid Italia, Acli, Altromercato, Banca Etica, Coldiretti, Pime, Slow Food, Settimanale Vita, Volontari per lo sviluppo-Focsiv, Unimondo). Ha un sito web e una pagina facebook e collabora con campagne analogne in Europa e Usa, con l’obiettivo di informare e chiedere alle istituzioni di difendere il diritto al cibo dalla speculazione senza regole.

Per scaricare il kit e attivarsi:

www.sullafamenonsispecula.org

Facebook/Sulla fame non si specula

 



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