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"Giovani e Lavoro" - Impegno... e non istruzioni per l'uso.



Penso sia stata un'esperienza comune a molti di noi piu adulti, quella di essersi sentiti più volte ripetere dai nostri genitori: "guarda che se non studi vai a lavorare". Non era solo una minaccia, ma un dato concreto che per tanti ha anche rappresentato un percorso educativo importante, centrato sul valore del dovere e del rigore.

Oggi ai miei figli devo dire altro, con una sorta di venata rassegnazione: "guarda che se non studi non lavorerai mai", dove il verbo lavorare e l'avverbio mai non sono degli assoluti (un call center si trova sempre!) ma vanno coniugati al concetto di competenza e professionalità, spendibile sia oggi sia domani.

Si potrebbe chiosare: "erano altri tempi". Tutto drammaticamente vero anche se questa risposta non dà consolazione alcuna. Indietro non si torna! Per questo un giovane deve riscoprire l'impegno ed il piacere di realizzare qualcosa per diventare protagonista del suo destino, per fornire il suo contributo alla società in cui vive, senza trovare scuse o calci di rigori non fischiati!

Non siamo sulla Luna, perchè questa è la storia di tanti ragazzi dell'ENGIM e di tanti giovani che hanno dato un giro al proprio destino imparando davvero un mestiere, e non delle istruzioni per l'uso, che valgono solo per quello strumento o quella macchina o quell'apparecchio, che li renderebbe cioè vulnerabili al futuro.

Le istruzioni per l'uso tutti le cercano: dai genitori, ai sacerdoti, agli imprenditori, agli insegnanti, ai politici, ai giovani; si cerca cioè la regoletta semplice, il bignami del pronto intervento, il facile che piace a tutti, che non impegna!

Imparare un mestiere è tutt'altra cosa: c'è in ballo il cambiamento esteriore ed interiore, c'è in ballo la fatica! Imparare un mestiere ha a che fare con le competenze tecniche, ma anche con le competenze relazionali, nel come mi metto in gioco io per primo senza che siano altri a dirmelo, nel come io mi pongo di fronte ad un problema o ad una fatica o ad un impegno.

Cosa vuol dire allora mettersi in gioco?

Significa ricercare ogni giorno un senso a ciò che si fa, saper ascoltare ed osservare gli altri all'opera ed imparare dai migliori, sapere che occorre tenere sempre acceso il desiderio di apprendere, perché da oggi in poi non si potrà più dire che esiste un tempo per studiare ed uno per lavorare; e questo vale per i super laureati ma anche per gli operatori specializzati del terzo millennio!

Anche questo è dare senso a ciò che si fa: in fondo poi è il mistero della nostra vocazione alla libertà, che il Signore ci dona a piene mani per vivere bene ciò che oggi e solo oggi siamo chiamati a compiere.

Paolo Bornengo

 


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