

Se i fiori sono un simbolo,
noi vorremmo vedere continuamente,
accanto all’immagine di S. Giuseppe,
le rose, i gigli, le viole.
Le rose sono simbolo dell’amore,
i gigli della purezza,
le viole dell’umiltà:
tre virtù che splendono sul capo del grande santo
come stelle fulgenti.
L’amore: e chi, dopo Maria,
ha amato di più il Figlio di Dio?
Tutta la vita di Giuseppe
fu un continuo atto di amore,
un Paradiso anticipato, un inno di lode
a quel Dio che era presente
sotto un velo di carne.
Un atto di amore furono il suo silenzio,
il suo sacrificio, il suo lavoro;
un atto di amore fu la sua morte.
La purezza: Giuseppe amiamo vederlo
con una verga in mano; è la verga della leggenda,
la verga fiorita, come per incanto,
di un fiore bianchissimo e profumato.
Intervento del cielo, a manifestare la sua
scelta fra tutti i giovani
che ambivano alla mano di Maria.
L’umiltà: Giuseppe trascorse trent’anni
di laboriosa dedizione, godendo, soffrendo,
abbandonandosi in tutto a incomprensibili disegni.
Guardava e taceva, e questo silenzio
rendeva più preziosi il suo lavoro
e il suo sacrificio.
La viola, quanto più è nascosta,
tanto più è odorosa:
se ne aspira il profumo prima ancora di goderne la vista… Ricompensa di questo amore,
di questa purezza, di questa umiltà?
“La Gloria”.
Ed ora siede, vestito di un manto regale,
accanto al Figlio e alla Sposa,
custode non solo dei tesori più preziosi del Cielo,
ma anche delle chiavi più segrete
del cuore di Dio!
(d.Serafino Trentin)
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