Ebbe i natali a Gazzaniga (Bergamo) da papà Giacomo e da mamma Maria. Purtroppo all’età di 7 anni, con altri cinque fratelli, rimase orfano di ambedue i genitori.
Terminata la frequenza della scuola elementare nel comune di Bergamo, fu accolto nell’Orfanotrofio di Bergamo, che dal 1904 sarà affidato ai Giuseppini del Murialdo. A contatto con loro spuntò la sua vocazione giuseppina come fratello laico.
Nel 1906 fu inviato alla Colonia Agricola di Bruere (Rivoli) per il Postulandato e in quella sede, il 19 settembre 1906, iniziò il noviziato. Fece la prima professione a Volvera il 19 settembre 1907. Negli anni 1907-1908 lavorò come assistente alla Colonia di Bruere e dal 1908 al 1911 nel Collegio Artigianelli di Torino, dove si abilitò come falegname, svolgendo in seguito il compito di assistente di falegnameria.
Nel 1911 fu ricoverato in ospedale per una malattia polmonare, durata tre mesi, che lo portò in fin di vita. Guarì miracolosamente, si disse, per le preghiere di Don Reffo. Scrisse in seguito: “Se Dio volesse un’altra prova da me, e che per di più fosse mortale, sarei sempre pronto a riceverla e direi: sia fatta sempre la volontà del Signore”.
Dal mese di ottobre 1911 fu assistente alla Colonia di Bruere. Dopo la Professione Perpetua, avvenuta a Oderzo il 13 agosto 1914, scrisse: “O Signore, accetta questo mio cuore, accetta questo mio sacrificio, e se per caso io avessi da tradirti coll’abbandonare la Congregazione, fammi piuttosto morire prima di mancare ai voti”.
L’animo del Fratel Guerrini si è mantenuto entusiasta, limpido, generoso, pronto al sacrificio, all’offerta costante di se stesso e alla compassione. Fu sempre docile ai disegni di Dio e all’ubbidienza, qualsiasi compito gli fosse assegnato.
Ardente di fede e uomo di preghiera, di zelo apostolico per l’espansione del Regno di Dio e per l’incremento della Congregazione, disse “ si” ai superiori che gli chiedevano di andare missionario in Brasile. Partì da Genova sul piroscafo “Cavour”, insieme a p. Umberto Pagliani il 31 gennaio 1915 e arrivò a Quinta il 26 febbraio successivo, abbracciato dai primi giuseppini lì arrivati, p. Oreste Tromben e p. Giuseppe Longo.
A Quinta assisteva tutto il giorno i ragazzi della scuola agraria. Il superiore p. Oreste Tromben scriveva al Padre Generale: “Il Confratello Guerrini, sempre nella scuola, è il padre, il maestro e tutto per i ragazzi. Vive interamente per loro e con loro. Assiste giorno e notte gli interni, è insegnante di falegnameria e di agricoltura, di musica, canto e teatro e soprattutto come religioso giuseppino… forma i ragazzi nella pietà.”
I superiori di Roma, dopo l’apertura della Missione in Ecuador (aprile 1922), chiesero a 4 confratelli della Missione del Brasile di trasferirsi in quel nuovo campo missionario; tra loro c’era anche Fratel Guerrini. Partirono a metà agosto con destinazione Valparaiso (Cile); il 30 agosto si imbarcarono per Guayaquil (Ecuador), fortunatamente dopo aver perso la corsa della nave precedente, che sarebbe naufragata.
Il 24 settembre 1924 scriveva al Superiore Generale p. Apolloni: “Alla fine di quest’anno compio 10 anni di vita missionaria e voglia Iddio che passino altri decenni nel servizio al Signore, lavorando con maggior impegno, compiendo più scrupolosamente i miei doveri di buon religioso e missionario giuseppino”.
La sua bronchite asmatica non gli permise di continuare in missione; perciò dovette ritornare in Italia nel secondo semestre del 1925. Però già il 31 dicedmbre 1926 era di nuovo nella Missione del Brasile, a Jaguarão, con p. Umberto Pagliani.
Il 07 ottobre 1929 il giuseppino P. Agostino Gastaldo prendeva possesso della parrocchia di Ana Rech e l’anno seguente cominciavano le attività del Collegio “Murialdo”. All’inizio del 1931 fratel Guerrini fu trasferito ad Ana Rech dove, fino agli ultimi anni della sua vita, insegnò ai primi due corsi della scuola elementare. Fu eccellente maestro nella prima alfabetizzazione di centinaia e centinaia di bambini. Inoltre era insegnante di musica nelle medie, direttore del coro parrocchiale. Si prodigava come infermiere dei ragazzi dell’internato e, silenzioso angelo, si dedicava alla manutenzione del Collegio che s’ingrandiva sempre di più.
Io ricordo la sua laboriosità, con gli attrezzi in mano, pronto a riparare i piccoli e grandi guasti dell’Istituto, ad abbellire le aule, a pulire e tinteggiare muri e lucidare pavimenti. Era artista nell’eseguire piccole cose, ma tanto necessarie, nella confezione di materiale didattico e nell’ornare statue della Madonna e di S. Giuseppe.
Ricordo le esecuzioni della corale con canti sacri polifonici d’inusuale perfezione. Così fratel Ermenegildo abbelliva la liturgia festiva, in Parrocchia e nel Collegio. Ancora si conserva il prezioso armonio e le partiture scritte da lui con cura e bella calligrafia.
Lasciò un ricordo di religioso umile, laborioso, osservante della Regola e pio. E come insegnante meritò elogi in vita e, dopo morte, la titolarità del Collegio Statale “Hermengildo Guerrini” e il nome di una via pubblica di Ana Rech.
Non ho mai sentito dalla sua bocca una parola scorretta o grossolana. Nello spostarsi nei vari ambienti e cortili aveva sempre il rosario in mano; silenzioso e attento a tutto.
Che meraviglioso senso di appartenenza alla Congregazione! S’interessava di tutta la Congregazione, ma specialmente dello sviluppo vocazionale della Provincia Brasiliana, del sorgere e crescere della Congregazione delle Suore Murialdine di San Giuseppe ad opera del Servo di Dio P. Giovanni Schiavo, con cui visse molti anni.
Seguiva con spirito critico la situazione della Chiesa durante e nell’immediato post-Concilio. Gli costava assai accettare tante novità. Lui si aggrappava al suo inseparabile rosario, al libro delle pratiche di pietà e alla tradizione giuseppina, acquisita in tanti anni di fedeltà.
P. Aleixo Susin ed il dott. Caetano Visserini, due suoi ex-allievi, una sera, quando già non si moveva più dal letto, lo visitarono. Il dottore gli fece una puntura e P. Aleixo gli imparti una bella benedizione dicendogli: “Veda fratello, che grande consolazione per lei! Sono a suo fianco due suoi ex-allievi, uno medico del corpo e l’altro medico dell’anima”. Un ampio sorriso illuminò il volto del pio vecchietto e le lacrime caddero dagli occhi del medico e del sacerdote! Voleva che ogni sera il direttore lo benedicesse: “Il superiore è mio padre e non voglio dormire senza prima ricevere la sua benedizione”.
Lasciò questa terra il 24 marzo 1966. S. Leonardo Murialdo sia glorificato per questo suo figlio, che tanto bene ha saputo vivere il “Fare e Tacere” nella santità di un vero fratello laico!
p.Orides Ballardin
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