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"Attualità" - Padre Gino Pittarello a Viterbo


(Continua dal numero 1, gennaio 2010)

 

Fin dall’inizio del suo iter formativo don Gino Pittarello fu indotto ad una preparazione culturale, vasta, profonda e aggiornata, non per una soddisfazione personale di tipo narcisistico ma in funzione della sua vocazione apostolica e la sua testimonianza fu di stimolo ad allievi e confratelli, che ancora oggi ricordano con stima la sua verve intellettuale. Attento agli studenti e alla loro formazione, colse tempestivamente il cambiamento dei tempi, che maturò negli anni ’50.

Superata la grave crisi del secondo dopoguerra, la borghesia cominciò a rendersi conto di quanti prodotti accattivanti offrisse il mercato ed anche in Italia si andò profilando una civiltà dei consumi. La gente ambiva al benessere e naturalmente i giovani erano in prima linea. Pian piano stava cambiando la mentalità della massa che più che curare il proprio “essere” si preoccupava di “avere,” parafrasando il titolo di una celebre opera di Erich Fromm. Constatando questi cambiamenti culturali che si ripercuotevano nei chierici, don Gino elaborò un saggio di pedagogia, che si ispirava ai criteri educativi del Murialdo: “Linee generali di pedagogia Giuseppina”, pubblicato nel 1953. Ebbe i complimenti di p. Casaril, di vescovi ed arcivescovi e apprezzabili recensioni; tutti si auguravano che si trattasse di un’opera prima ma don Gino si fermò lì. Nonostante fosse un uomo di scienza, la sua vocazione lo spingeva a calare la sua fede nel quotidiano, al servizio di chiunque.

Non diceva mai di no e giostrava con gli orari per accontentare tutti, ricevendo al Teologato e coltivando rapporti personali anche al di fuori di esso. Così la sua fama si diffuse in città e proprio negli anni ’50 cominciò ad essere richiesta la sua collaborazione da istituzioni ecclesiastiche come l’Azione Cattolica e la Federazione Universitaria Cattolica. Nella prima curava gli esercizi spirituali ed i ritiri; nella seconda fu all’inizio confessore nella Messa domenicale e successivamente celebrante, in alternativa all’Assistente della FUCI don Dante Bernini, oggi Vescovo emerito di Albano. A quel tempo mons. Bernini da insegnante al Seminario Regionale ne era diventato Direttore e la domenica celebrava la Messa, in diverse chiesuole di campagna; non sempre riusciva ad essere in orario per la Messa degli universitari a Santa Maria della Salute. Don Gino era estremamente puntuale e quindi, quando occorreva, celebrava al suo posto. Fu assente per un lungo periodo solo perché afflitto da forti dolori alla schiena, che lo costrinsero a letto, ma appena poté, riprese le sue attività indossando un rigido busto di sostegno. Sapeva nascondere i suoi problemi personali e lo vedevi sempre pieno di vitalità, pronto alla battuta ed a scoppi di risa contagiose. Il parametro della sua vita era la fede, appresa in famiglia e coltivata nell’imitazione dei Padri fondatori della Congregazione Giuseppina. Ben valgono anche per Lui le parole che p. Vincenzo Minciacchi riferiva al Murialdo: “Il Murialdo anima eucaristica, il Murialdo apostolo sociale non sono due capitoli della sua vita ,ma sono un medesimo capitolo: non si avrebbe l’uno senza l’altro; non si potrebbe intendere l’uno senza l’altro. Tra la pietà del Murialdo e il suo apostolato non c’è solo della relazione; c’è una specie di immedesimazione.” (Lettere Giuseppine, Roma 1968 n 3 p.759). E la sorgente viva di tutto era l’amore a Dio “Erat pernoctans in oratione Dei” (Luc 6,12).

Quanti giovani don Gino ha ascoltato, ha incoraggiato, ha, con il suo forte carisma, riportato alla lettura dei testi sacri e a riscoprire la propria spiritualità. Era convinto che per la formazione dei giovani e per una società più equilibrata e sana, fosse primario il ruolo della famiglia e curò instancabilmente la pastorale familiare. Rimane impossibile calcolare i matrimoni celebrati, i bambini battezzati ed io stessa più volte lo vidi correre al capezzale degli amici ammalati e morenti. Quando le sue doti furono rilevate dalla Congregazione, vennero per lui impegni più intensi: dal ’58 al ’64 fu Vicario nella direzione del Teologato di san Pietro accanto al Direttore p. Vincenzo Minciacchi e fu Prefetto agli Studi e Consultore; dal ’64 al ’70 fu Direttore del Teologato e Padre Maestro. E, sebbene avesse diminuito l’impegno scolastico, non limitò quello sociale se si pensa che, proprio negli anni ’60, cominciò a collaborare anche con la CIF, servizio che mantenne anche dopo il 1970,quando nominato Vicario Generale, si era trasferito a Roma, ritrovandosi ancora al fianco di p. Minciacchi, Superiore Generale per la seconda volta consecutiva.

Liana Calore

Nella foto: don Gino, Direttore del Teologato, posa con un gruppo di chierici ordinati.




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