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"Vita della Chiesa" - Santo curato d'Ars


La vita e la santità di questo prete francese sono al centro dell’anno sacerdotale proclamato da papa Benedetto XVI, in occasione del 150mo anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney (1786-1859).

Il curato d’Ars fa subito venire in mente un prete piccolo e magro, nascosto dietro le tendine di un confessionale, consumato dal lavoro pastorale e dalla penitenza.

Infatti, condusse la vita secondo un regime estremamente austero: la penitenza come mezzo di conversione personale e come espiazione dei peccati suoi e degli altri. Quindi: digiuno, pagliericcio senza materasso, rifiuto di ogni comodità, solo poche ore dedicate al sonno, uso dei flagelli e del cilicio. A pensarci sembra troppo lontano dalla nostra epoca, e c’è da chiedersi se sia da imitare. Senza parlare di quella pentola, ancora visibile oggi ad Ars, nella quale una volta alla settimana faceva cuocere un poco di patate.

Di questo santo interessa soprattutto lo zelo pastorale, la sua donazione totale a servizio di Dio e in favore degli uomini. Come ricorda papa Benedetto le fonti della sua santità sono: la preghiera contemplativa, la celebrazione eucaristica, la liturgia delle ore. Lo zelo, la fedeltà, l’umiltà, l’amore per la sua missione sacerdotale, l’alta considerazione per il sacerdozio, sono l’ossatura della sua esistenza, votata alla santità fatta donazione ordinaria e quotidiana nella povertà umana e religiosa del piccolo popolo che gli era stato affidato.

Diventato prete nel 1815, dopo tre anni don Vianney giunse ad Ars, ritenuto l’ultimo villaggio della diocesi, con circa 250 abitanti, prevalentemente di umili condizioni e condizionati da una cultura ormai povera di cristianesimo.

Accolse la sfida di portare quelle anime a Dio, dando tutto se stesso in parole ed opere, non badando a contestazioni e calunnie con cui si tentava di sminuire e denigrare il suo zelo pastorale. Preghiera e penitenza sostenevano la sua predicazione, certo non alta e ricca di contenuto come ci si aspetta da un grande teologo ed oratore, ma capace di smuovere i cuori e comunicare la fede.

Accanto al pulpito il confessionale: la parola di Dio portava alla conversione e molte persone cominciarono a venire ad Ars attratte dal suo stile di vita per vederlo, sentire la sua parola, potere confessarsi da lui.

Nel 1843 e nel 1853 cercò di fuggire da Ars, perché sentiva profondamente la sua incapacità e non idoneità al ministero pastorale e nello stesso tempo era terribilmente turbato di quanto la gente diceva di lui, attribuendogli benefici spirituali e materiali. Avrebbe desiderato ritirarsi in solitudine, ma il suo vescovo non accolse mai tale proposito.

Fondò la Casa della Provvidenza, per dare sollievo e ricovero ai poveri del paese, avendone conosciuto direttamente la situazione di miseria nella quale molte famiglie venivano a trovarsi.

La gente riconobbe in lui un testimone dell’Assoluto, solo preoccupato di far conoscere Dio “ricco di misericordia”. Il santo curato diceva spesso che sopra ogni cosa c’è sempre il “buon Dio” per cui non si può mai disperare.

In cammino verso Ars, il giovane sacerdote chiese ad un ragazzo incontrato sul ciglio della strada quale fosse la direzione verso Ars. Avuta la risposta, in compenso il nuovo parroco di Ars promise che gli avrebbe indicato la via verso il cielo. Mantenne la promessa realizzando la convinzione che il ministero del prete si riassume tutto nel saper orientare i fedeli verso Dio.

Il curato d’Ars è proposto a tutti i sacerdoti come modello non in forza di fatti singolari che pure hanno segnato la sua vita, ma nella considerazione di incontrare in san Giovanni Maria Vianney un esempio di donazione e di fedeltà sacerdotale perché al mondo e alla Chiesa non venga a mancare l’annuncio e la testimonianza del Vangelo.

Beatificato nel 1905, canonizzato nel 1925, questo santo è patrono dei parroci e modello per tutti i sacerdoti; la sua memoria liturgica cade il 4 agosto.

Padre Tullio Locatelli




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