Un sacerdote diocesano, ex-allievo di Santa Margherita Ligure, in occasione del 50° della sua ordinazione sacerdotale ricorda i lontani ma indimenticabili anni della sua formazione presso l’opera giuseppina ligure. Con piacere pubblichiamo la lettera indirizzata al Padre generale.
Rev. Superiore generale,
sono un sacerdote, parroco della parrocchia di Civitella Marittima (GR). Quest’anno è l’anno del mio giubileo sacerdotale: 50 anni di sacerdozio! Ritornando indietro nel tempo, sto visitando tutte le comunità ecclesiali che mi hanno visto impegnato nel Ministero sacerdotale. Ma la mia memoria desidera andare ancora più indietro, ai luoghi che hanno inciso nella mia formazione.
Ebbene, ancora giovane, ho frequentato come alunno esterno, per due anni consecutivi, la scuola di “Larco”, in Santa Margherita Ligure, retta dai padri Giuseppini, precisamente la quinta ginnasiale (1949/50) e il primo Liceo Classico (1950/51).
Sono stati due anni tra i più belli della mia vita. Oltre che l’organizzazione efficiente degli studi, aleggiava un clima di umanità, comprensione, di attenzione che tanto influsso ha avuto nella mia vita successiva. Il personale docente, in parte religioso, in parte laico, espletava l’insegnamento, non solo con competenza professionale, ma in perfetta armonia e con unità di intenti pedagogici. A noi alunni si davano riferimenti sicuri e valori indelebili.
Tra gli insegnanti laici ricordo la gratuita disponibilità nel farmi ripetizioni di greco, della Signora Pedrali e di suo padre, ormai anziano. E ricordo l’insegnando Lia Bima con cui sono stato in corrispondenza epistolare fino alla sua morte. Indimenticabile la figura di padre Pagliero, insegnante di latino, sensibilissimo fino all’inverosimile e poi, padre Marcello, padre Bassano.
Una bontà silenziosa, quella dei padri. Mai più ho trovato una tale apertura di animo e di cuore. Altra caratteristica, la semplicità e poi la normalità della vita. Non grandi iniziative romboanti, ma grande attenzione al quotidiano e alla persona. Ognuno di noi era interpretato nella sua individualità e nella sua personalità e ciò ha sviluppato in me, il senso della responsabilità, il senso del dovere ed il rispetto altrui. Gli insegnanti destavano in me ammirazione. Tra noi alunni ci si voleva bene. Si era allegri e ci si aiutava. A scuola con me, c’era anche Giorgio Battifora, che sarebbe diventato anche lui sacerdote e quindi Monsignore.
Rivolgo il mio grazie a Lei, che rappresenta tutti i padri così tanto benemeriti.