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"Attualità" - Il convegno delle opere sociale


Su proposta del provinciale italiano, p. Tullio, dal 12-15 ottobre 2009 abbiamo partecipato ad Assisi al convegno organizzato dalla CISM – USMI: “Il Vangelo nelle opere di carità e nelle attività sociali dei religiosi in Italia”.

Erano presenti numerosi istituti religiosi, soprattutto femminili (tra cui superiori provinciali e diversi generali e un numero imprecisato di consiglieri): almeno 450 i partecipanti ai lavori in rappresentanza di circa 120 istituti mentre il numero dei laici era davvero esiguo (una quarantina circa). Nello specifico, all’interno di un pomeriggio in cui venivano presentate 5 esperienze ritenute significative e in qualche modo innovative, siamo stati chiamati a raccontare l’esperienza di collaborazione tra laici e giuseppini che da anni è in atto all’interno della Famiglia del Murialdo.

Nell’intervento dal titolo “Religiosi e laici: il cammino della Famiglia del Murialdo” abbiamo fatto riferimento sia al percorso in atto come Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, sia all’esperienza concreta della comunità Murialdo di Treviso ove il direttore dell’opera è un laico.

Coordinate in un unico momento le due riflessioni hanno posto in evidenza il cammino compiuto in questi anni dalla Congregazione e il punto di vista di un laico che è pienamente coinvolto in questo processo.

Per far conoscere le tappe del percorso abbiamo fatto riferimento ai documenti ufficiali della congregazione che in questi decenni hanno preso atto e codificato i cambiamenti avvenuti ma che hanno avuto anche il compito di guidarne il percorso. In questo modo abbiamo potuto evidenziare la concretezza del cammino che si sta percorrendo e, senza nasconderne le difficoltà e le incertezze, delinearne i vantaggi e i punti di forza.

Il punto di vista laicale ha contribuito ad evidenziare la ricchezza che il convegno stesso costituiva: un importante momento di riflessione sia personale che professionale e l’opportunità di riflettere sul percorso in atto nella specifica realtà in cui si è inseriti, per aprirsi ad un confronto con altre situazioni.

Abbiamo toccato con mano come il livello di integrazione e il grado di corresponsabilità che la nostra congregazione e i laici stanno mirando ad ottenere sia frutto di un cammino che è iniziato molto tempo fa ma che non è affatto esperienza così comune.

Se a giudizio dei presenti il percorso intrapreso è stato giudicato estremamente innovativo ed interessante, da parte nostra rimane la consapevolezza di aver contribuito a far riflettere sul modo di intendere la relazione tra religiosi e laici, sul ruolo che gli uni e gli altri coprono ora all’interno delle opere sociali e sul possibile futuro di tali relazioni, ai possibili pericoli di scelte non rispettose delle diverse identità e vocazioni come pure alle prospettive senza futuro di chi si ritiene ancora autosufficiente e si chiude nostalgicamente nel ricordo di un passato che non torna più.

Con chiarezza abbiamo fatto capire che il percorso da noi compiuto è solo una delle possibili vie che il futuro offre ai religiosi in Italia; ad ogni istituto e ad ogni religioso e religiosa come anche ad ogni laico o laica è demandato il compito ineludibile di ripensare con maggiore responsabilità e coerenza il proprio compito nella Chiesa, a servizio non delle proprie istituzioni o appartenenze ma, pur conservando caratteristiche e carismi specifici, riconoscere le differenti vocazioni e doni e saperli mettere a servizio del bene della Chiesa locale nella quale Dio ci ha chiesto di servire.

Francesco Toffolo e p. Mauro Busin




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