Uno degli spettacoli più belli degli ultimi tempi si è consumato in una domenica d’inverno. Per beatificare don Carlo Gnocchi, il prete dei mutilatini, c’erano gli uomini, le donne, i giovani, i malati, gli alpini, il grande popolo della carità che risponde sempre alle richieste di aiuto, e non si arrende, non si tira mai indietro. Bisogna aver sofferto per capire il dolore, diceva. Ma bisogna avere anche un sacro fuoco dentro per ribellarsi alle avversità del destino e della vita, e costruire una grande impresa, per pagare un debito di carità e di giustizia verso i deboli e gli indifesi. Milano quel giorno era contenta di sé. E si avvolgeva con legittimo orgoglio nella biografia del cappellano militare che ha aiutato i più sfortunati a riconoscersi, a pieno titolo, nella società: li ha fatti sentire cittadini uguali agli altri.
Le nostre città hanno bisogno di ritrovare il senso di un’identità tranquilla, operosa, nella quale molti vogliono riconoscersi: è il distintivo della società migliore. Viene spontaneo accostare l’impegno di don Gnocchi a quello dei tanti volontari che nel Paese regalano un frammento di normalità e di speranza a chi si è messo ai margini della società: rappresentano un valore da incoraggiare e da sostenere. Sono anche quelle regole, di educazione civica, che hanno sempre fatto parte del tessuto migliore delle nostre città. Quelle che ricordava Edmondo De Amicis in una lettera al figlio: “Ricordati, Enrico. Tutte le volte che incontri un vecchio cadente, un povero, una donna con un bimbo in braccio, un uomo curvo sotto un carico, una famiglia vestita a lutto, cedile il passo con rispetto: noi dobbiamo rispettare la vecchiaia, la miseria, l’amor materno, l’infermità, la fatica, la morte. (…) Se due fanciulli rissano, dividili; se son due uomini, allontanati, non assistere allo spettacolo della violenza brutale, che offende e indurisce il cuore. E quando passa un uomo legato fra due guardie, non aggiungere la tua alla curiosità crudele della folla: egli può essere un innocente. Cessa di parlare col tuo compagno e di sorridere quando incontri una lettiga d’ospedale, fingi sempre di non vedere chi ha una deformità ripugnante o ridicola, rispondi con gentilezza al passeggero che ti domanda la via. Spegni sempre ogni fiammifero acceso (…).”
Consigli “zuccherosi” del passato? I buoni esempi non passano di moda.
Giuseppe Novero
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