L’esistenza di san Leonardo Murialdo è caratterizzata dalla totale disponibilità a compiere la volontà di Dio, nelle situazioni ordinarie e nelle scelte fondamentali della vita, come risposta di amore all’amore gratuito e misericordioso di Dio verso di lui. Convinto che la volontà di Dio è espressione del suo amore per cui non può essere che una volontà di bene, san Leonardo, responsabilmente e attivamente, ha lasciato che Dio costruisse la sua storia, rinunciando a tanti suoi progetti e seguendo strade non sempre conformi alle sue aspirazioni e alla sua personalità.
Tra le scelte fondamentali di vita compiute da san Leonardo per aderire alla volontà di Dio, una riveste particolare importanza ed è l’accettazione della direzione del Collegio Artigianelli di Torino. Questa accettazione, sostenuta da un fiducioso abbandono in Dio, fu il frutto di un “sì” eroico perché il compito che gli veniva affidato non era conforme al suo carattere, alla sua sensibilità e ai suoi desideri, e soprattutto comportava un’esperienza di vita completamente nuova per lui.
Nei primi giorni di ottobre del 1866, il Murialdo, dopo un anno scolastico trascorso nel Seminario di San Sulpizio a Parigi dove si era recato per approfondire gli studi teologici e per conoscere alcune istituzioni in favore della gioventù, ritorna a Torino e gli viene proposto di assumere la direzione del Collegio Artigianelli che si trovava in una situazione difficile sotto molteplici punti di vista, da quello formativo a quello economico.
Questa istituzione che, dopo varie sedi fu trasferita, nel 1863, nella nuova costruzione di Corso Palestro, 14, era nata nel 1849 dallo zelo apostolico di don Giovanni Cocchi allo scopo di «soccorrere tanti poveri giovani che passeggiano vagabondi per le vie o ingombrano oziosi le piazze della nostra città; orfani od abbandonati o malamente assistiti dai propri parenti; e provvedere loro così per l’anima che per il corpo» con il «somministrare loro alloggio, vitto, vestito e cristiana educazione ed intanto collocarli presso qualche onesto padrone in qualità di apprendisti o garzoni». Per dare sicurezza all’opera il Cocchi e altri tre sacerdoti costituirono un ente giuridico, l’Associazione di carità, approvato dal governo nel 1853, che comprenderà, in seguito, altre istituzioni.
Don Eugenio Reffo, il primo biografo del Murialdo che visse con lui per più di trent’anni, così descrive il fatto: «Come il Murialdo giunse a Torino da Parigi dopo un anno…, il teol. Berizzi corse da lui e lo supplicò di accettare di succedergli nel rettorato del Collegio. È inutile dire che tale proposta lo spaventò addirittura: egli cercò in tutti i modi di schernirsene e pose in campo tutti gli argomenti per dimostrare la morale impossibilità di tale accettazione; poiché alle difficoltà inerenti a quella missione, l’umiltà e la prudenza del Murialdo ve ne aggiungevano altre ancora provenienti dalla sua creduta incapacità e da ragioni di famiglia. Ma tanto seppe dire il Berizzi ed insistere presso l’amico... che infine il Murialdo si arrese...» (Vita, pp. 45-46).
Dato il suo assenso alla proposta fattagli dal teologo Pier Giuseppe Berizzi, rettore dimissionario del collegio, il Consiglio di Amministrazione, con lettera del 6 novembre 1866, comunica ufficialmente al Murialdo la nomina a rettore, avvenuta «a pieni voti» e con la convinzione «di aver fatta la miglior scelta possibile».
L’indicazione del Murialdo a dirigere il collegio è frutto, in particolare, della stima del teol. Berizzi. Costui ammirava nel Murialdo lo zelo sacerdotale e l’attività educativa verso i giovani della periferia di Torino a cui si era dedicato, dapprima nell’Oratorio dell’Angelo Custode dal 1851 al 1857, e poi nell’Oratorio San Luigi, dove fu direttore dal 1857 al 1865.