Si sente dire spesso: “se ti impegni, riesci e se vuoi lavorare, basta cercare”, come se potessimo esorcizzare la crisi trasformandola in una questione prettamente individuale.
Per dirla tutta, qualcosa di vero c’è, ma basta guardarsi intorno senza ricorrere alla cronaca, per comprenderne la superficialità.
Sergio è un ex allievo ENGIM, che ventidue anni fa ha ottenuto la qualifica di operatore meccanico, coltivando nel tempo il sogno di mettere in piedi una sua impresa. Ha fatto esperienza, imparato il mestiere, anche con il sacrificio di trasferte all’estero, ed un giorno è riuscito a realizzare il suo desiderio. Nel frattempo si è sposato ed ha avuto la Grazia di avere tre bellissimi bambini.
Eppure il suo impegno non l’ha premiato: lo scorso anno, per carenza di liquidità nonostante le commesse acquisite, ha dovuto chiudere l’impresa, licenziare i suoi operai, pagare i debiti ed ora è senza lavoro, o meglio lavora senza contratto 12 ore al giorno, guadagnando 800€ al mese, quando si ricordano di pagarlo.
Mario invece è un caro amico, ha 48 anni ed è un venditore con quasi trent’anni di esperienza; oggi è disoccupato e per sbarcare il lunario ha accettato di fare le pulizie senza contratto in una stazione ferroviaria di Torino, per 9 ore al giorno a 500€ al mese.
Mi ha detto che ciò che lo umilia non è il lavoro in sé, ma l’arroganza dei suoi capi: “Se non ti va, come te ne troviamo 100”. Chi gli parlava era un giovanotto: “mi dava del tu, senza rispetto, proprio come si fa con gli stranieri a cui si dà sempre del tu anche quando li vedi per la prima volta!”.
Mario è drastico nelle sue conclusioni: “chi perde oggi il lavoro, perde il diritto di cittadinanza, i diritti più elementari, diventi vulnerabile, non sei neppure un numero!”.
Sul precedente numero di Vita Giuseppina ho accennato agli incontri che ci cambiano. Oggi invece penso ad un atteggiamento che non ha età e, se dovessi esprimerlo ai miei figli, direi così:“vivete bene il presente … l’oggi è una Grazia che non si ripete … nel Qui e Ora c’è quel contributo che nessuno può dare al vostro posto. Pensate in lungo, mirate in Alto ma vivete l’oggi, facendo bene ciò che vi tocca fare (studio, lavoro, impegno, amicizia, amore, affetti, servizio)”.
Vivere bene il Qui e Ora il modo con cui possiamo provare ad essere i protagonisti di ciò che vogliamo vivere, diventare, amare, non ieri né domani, ma proprio oggi: solo così possiamo preparare la mente, il corpo e l’anima per quei momenti difficili, quando la solitudine ti colpisce, quando non ci sono né parole consolanti, né risposte adeguate e forse neppure domande corrette.
Paolo Bornengo
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