Papa Benedetto XVI ha visitato il Benin, uno stato africano tra i più provati, nei giorni 18-20 novembre 2011, e ha consegnato a tutta la chiesa di Dio che è in Africa la esortazione apostolica "Africae munus" (L’impegno dell’Africa), frutto del sinodo celebrato nell’ottobre del 2009. Si tratta del secondo sinodo che riflette sull’essere cristiani oggi in Africa.
Ha fatto scalpore il fatto che il papa ha dedicato una particolare attenzione ai bambini in occasione della sua visita in Benin. Nel pomeriggio del giorno 19 si è recato al Foyer "Paix et Joie" presso la parrocchia di Sainte-Rita, gestito dalle Missionarie della Carità della Beata Madre Teresa, che ospita alcune decine di piccoli abbandonati o malati e fornisce assistenza a numerosi altri bambini della zona. Forse è la prima volta che un papa incontra i bambini in modo così ufficiale e dedica un poco del suo tempo tutto per loro.
I padri sinodali avevano scritto: In Africa ci sono: i bambini uccisi prima della nascita, i piccoli non desiderati, gli orfani, gli albini, i fanciulli di strada, quelli abbandonati, i bambini-soldato, i bambini prigionieri, i piccoli forzati a lavorare, quelli maltrattati a causa di un handicap fisico o mentale, quelli considerati come stregoni, i fanciulli detti serpenti, i ragazzi venduti come schiavi sessuali, quelli traumatizzati, senza alcuna prospettiva di avvenire… Un quadro fosco di cui si è fatto interprete il documento pontificio nel quale si auspica: Proprio come i giovani, i bambini sono un dono di Dio all’umanità, e pertanto devono essere oggetto di particolare cura delle loro famiglie, della Chiesa, della società e dei governi, perché sono fonte di speranza e di rinnovamento della vita. (n. 65).
In quella visita il papa disse ai bambini, per farsi sentire dagli adulti in modo particolare, perché essi sono più vicini a Gesù e possono essere suoi testimoni: Nel profondo del mio cuore, posso dirgli per esempio: «Gesù, io so che tu mi ami. Dammi il tuo amore così che io ti ami e ami gli altri con il tuo amore. Ti affido le mie gioie, le mie pene e il mio futuro». Non esitate, cari bambini, a parlare di Gesù agli altri. Egli è un tesoro che bisogna saper condividere con generosità. E poi ha aggiunto: Cari bambini, Gesù vi ama! Chiedete anche ai vostri genitori di pregare con voi! A volte, bisogna spingerli un po’. Non esitate a farlo. Dio è così importante!
La esortazione apostolica pone al centro tre parole, tre temi fondamentali: riconciliazione, giustizia e pace. Spetta alla chiese di Africa tradurre in tutte le dimensioni della esistenza civile, sociale, ecclesiale, tali principi guida per offrire alle nuove generazioni delle prospettive di futuro cariche di speranza. I bambini, i giovani, costituiscono la maggioranza della popolazione in Africa; per questo essi vanno stimati, rispettati, aiutati a crescere, messi nella condizione di costruire il volto nuovo dell’Africa.
Alla base di tale processo il documento individua la visione africana della vita che, secondo la tradizione, viene percepita come una realtà che ingloba ed include gli antenati, i vivi e i bambini che devono nascere, tutta la creazione ed ogni essere… Questa ampia apertura del cuore e dello spirito della tradizione africana predispone ad ascoltare e a ricevere il messaggio di Cristo e a comprendere il mistero della Chiesa, per dare tutto il suo valore alla vita umana e alle condizioni per il suo fiorire in pienezza. (n. 69).
Per questo l’Africa è chiamata a fare molto per i bambini, nella consapevolezza che i bambini sono oggi la speranza per l’Africa e domani i protagonisti a vari livelli e nelle varie nazioni. Il molto che può essere fatto oggi per ogni bambino è una preparazione dell’avvenire nuovo per tutta l’Africa.
Parlando dell’educazione, il papa ricorda l’impegno ai Vescovi e ai religiosi di operare affinché ai bambini sia consentito frequentare la scuola e così conclude: è una questione di giustizia per ogni bambino e, molto più, ne dipende l’avvenire dell’Africa. (n.134).
p. Tullio Locatelli
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