In vista e in preparazione ai “Capitoli” (provinciale e generale) la Provincia Italiana ha riesumato le aree-ambiti di pastorale giuseppina (“formazione professionale” – “oratori/parrocchie” – “accoglienza” – “scuola” – “missionarietà”) ed ha avuto “l’ardire” di chiamarli “capitoli per ambito”.
Nel documento che il “capitolo della missionarietà” ha prodotto si legge: “E’ opportuno organizzare meglio la comunicazione delle iniziative e delle opportunità missionarie della Provincia sia attraverso una pubblicazione più puntuale di news sul sito murialdo.it, sia attraverso la rivista Vita Giuseppina, che dovrebbe avere uno spazio fisso dedicato alla presentazione e alla promozione delle diverse realtà missionarie operanti in Italia”.
La redazione di Vita Giuseppina ha accolto di buon grado di fare spazio a questo desiderio-impegno e con questo nuovo anno diamo inizio alla nuova rubrica che si articola in due parti: una riflessione e un box in cui presentare alcune situazioni dal mondo della “missionarietà”.
Mi pare doveroso innanzitutto iniziare dando ragione perché parliamo di “missionarietà” e non di “missione”. E mi preme affermare subito che equiparare la “missionarietà” a un ambito di apostolato non è del tutto corretto: la “missionarietà” non è un “settore” di apostolato, ma è “soprattutto una attitudine mentale, una apertura spirituale che attraversa ogni ambito di apostolato”. È una caratteristica che connota l’essere cristiano di ogni battezzato: non si è cristiani se la nostra non è missionaria, cioè non si fa testimonianza-annuncio di vangelo. Vivere il vangelo significa impegno a renderlo visibile e renderlo visibile significa annunciarlo. Quindi ogni cristiano è impegnato a vivere la fede con spirito missionario nei confronti di coloro che gli vivono a fianco.
Il Papa Benedetto XVI nel Motu proprio “La porta della fede", con cui ha indetto l’anno della fede, scrive:
“Caritas Christi urget nos (2Cor 5,14). È l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra (cfr Mt 28,19). Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire meno. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la mente di quanti ascoltano ad accogliere l’invito del Signore di aderire alla sua Parola per diventare suoi discepoli” (PF n. 7).
Già Giovanni Paolo II nella Enciclica “Redemptoris Missio” esordiva affermando: “La missione di Cristo redentore, affidata alla chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento. Al termine del secondo millennio dalla sua venuta uno sguardo d'insieme all'umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio. È lo Spirito che spinge ad annunziare le grandi opere di Dio: «Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è per me un dovere: guai a me se non predicassi il vangelo!» (1 Cor 9,16). A nome di tutta la chiesa, sento imperioso il dovere di ripetere questo grido di san Paolo”. E poco oltre: ” Il concilio Vaticano II ha inteso rinnovare la vita e l'attività della chiesa secondo le necessità del mondo contemporaneo: ne ha sottolineato la «missionarietà» fondandola dinamicamente sulla stessa missione trinitaria. L'impulso missionario, quindi, appartiene all'intima natura della vita cristiana e ispira anche l'ecumenismo: «Che tutti siano una cosa sola...., perché il mondo creda che tu mi hai mandato». (Gv 17,21)”. Al n. 3 poi affermava: “ Sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli”.
C’è un “fare” che trae origine da un “sentire”, da una “spiritualità” che non può non esserci in ogni battezzato.
p. Ferruccio Cavaggioni
APARECIDA
E’ la località del Brasile dove si è svolta nel maggio 2007 la V^ Conferenza dei vescovi latinoamericani nel solco aperto dal Concilio Vaticano II e in continuità creativa con le precedenti Conferenze di Rio de Janeiro, 1955; Medellín, 1968; Puebla, 1979 e Santo Domingo, 1992. Purtroppo, dopo gli entusiasmi e gli approfondimenti iniziali, sembra, a distanza di pochi anni, sia caduto il silenzio, almeno nella nostra chiesa europea e italiana. E non ci si può trincerare dietro l’alibi che quella è un’altra chiesa, un’altra cultura.
Diceva Publio Terenzio Afro: Homo sum, humani nihil a me alienum puto - Nulla che sia umano mi è estraneo.
Ecco una rapida sintesi di bilancio di un vescovo presente:
“E’ andata molto bene. Abbiamo cercato di essere sinceri e obiettivi sui problemi più importanti della Chiesa e della società in America Latina. E’ stato molto importante riprendere il tema delle comunità ecclesiali di base e della scelta preferenziale ed evangelica per i poveri come esigenza da rivolgere all’intero popolo cristiano, compresi noi vescovi, per vivere davvero in atteggiamento di povertà, non rimanendo nella teoria. Abbiamo parlato anche della necessità di dichiararci in uno stato permanente di missione e pensare alla missione ad gentes, al di fuori delle nostre diocesi e paesi. In questo senso ci sono ottime aspettative. Ma saremo capaci di portare avanti questo impegno, o rimarranno parole sulla carta? E’ una sfida, credo ci sia la volontà di essere coerenti con gli impegni presi.
INCONTRI NAZIONALI MISSIONARI
Gli incontri nazionali missionari iniziano nell’ormai “lontano” 2007, quando nasce l’esigenza ed il desiderio di dedicare una giornata di convegno al tema della missionarietà. Un’occasione per riflettere ed approfondire lo spirito missionario che è uno stile di vita, una sensibilità e non solo legato all’andare in missione. L’uscire da se stessi e dalle proprie sicurezze con un atteggiamento aperto all’altro che è mio prossimo fa di una sensibilità un vero stile di vita. Dal 2007 al 2009 il Convegno viene celebrato a Milano presso la Parrocchia San Leonardo Murialdo, dal 2010 ad oggi viene, invece celebrato a Padova presso la parrocchia San Pio X. Negli anni diversi relatori hanno affrontato il tema della missionarietà in modo diverso e sempre arricchente, dando la possibilità anche a chi negli anni ha fatto l’esperienza di volontariato all’estero di poter rileggere e raccontare la propria esperienza.
Sabato 26 novembre 2011, ospitati dall’Opera San Pio X di Padova, p. Ferruccio Cavaggioni ha guidato l’incontro Nazionale Missionario Giuseppino dal tema “Testimoni di Dio”.
La Missione non è partire ed andare lontano, ma è la comunicazione dell’Amore di Dio che ci viene donato, perché possiamo condividerlo tra noi.
È il senso autentico dell’impegno cristiano che perciò non può prescindere dal suo essere missionario. Ricordarlo, ci aiuta a riscoprire in noi la gioiosa consapevolezza di un’autentica testimonianza al Vangelo.
È stata, come sempre, per volontari, laici sensibili e giuseppini impegnati sul tema missione una bella occasione per incontrarsi, per raccontare ed ascoltare esperienze, progetti e per condividere riflessioni e speranze.
Nunzia Boccia
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