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"Giovani e lavoro" - Gli incontri ci cambiano



Dopo anni di silenzio e di disattenzione mai come di questi tempi statistiche, dati ed interviste esprimono preoccupazione sul futuro dei giovani rispetto al lavoro!

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È difficile dire il contrario ma è al contempo evidente la contraddizione in atto, quasi come se si pretendesse che una pianta cresca e dia frutti senza aver seminato, senza l'acqua, al pari delle ortiche, e cioè senza la consapevolezza dell'azione.

La vita dei giovani e di tutti noi non può essere determinata da una sfilza di percentuali e quando mio figlio o mia figlia afferma che non troverà mai lavoro o che lavorerà a trent'anni, mi assale lo sconforto: non posso abbandonarli nelle mani di un fato che nel tempo può portarli sull'orlo di un vuoto esteriore ed interiore, perchè, al di là di tutte le letture vere o presunte, il lavoro per le persone è un modo per realizzarsi, è un modo per dare senso alla propria presenza in questo mondo.

Marco oggi ha diciannove anni e lavora in uno delle più prestigiose Caffetterie di Piazza San Carlo a Torino: è un ex allievo dell'ENGIM di Torino, ha frequentato un corso di qualifica biennale Salabarraggiungendo la qualifica regionale nonostante gli avessero detto che noneraportatoperlascuola.

Oggi Marco è soddisfatto, fa una cosa che gli piace, si sente felice perchè sta realizzando un sogno che gli costa almeno otto ore al giorno di lavoro, sabato e domenica inclusi: lo fa volentieri, ti parla con gli occhi che brillano dei suoi ex insegnanti, soprattutto quelli di pratica, oppure dei suoi colleghi più anziani! Marco per fortuna non è l'unico!

Provo allora a tracciare una prima possibile conclusione: sono gli incontri che nel bene e nel male trasformano, orientano e guidano le persone, ancor di più i giovani nella loro fase di crescita e di maturazione. Gli incontri con adulti “vivi” e “concreti” hanno dato una svolta alla vita di Marco, ma forse è accaduto anche per noi allo stesso modo.

Sentire pressante questa responsabilità di adulto è un modo importante per seminare speranza, per non alzare bandiera bianca, per guardare questo mondo sotto un'altra luce che non è solo quella dell'emergenza, della paura, dello sconforto.

Paolo Bornengo




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