Nel villaggio di Santa Clara – oriente ecuadoriano – suor Guillermina Gavilanes è conosciuta ed amata più di qualsiasi autorità civile. In una intervista fatta da una televisione americana, uno dei cittadini testimonia la sua dedizione agli abitanti del luogo come un dono di Dio a tutto il popolo: “Madre Guillermina è più di qualsiasi sindaco, è amata da tutti noi come un familiare. Più della metà degli abitanti di questo paese sono stati aiutati a nascere da lei, medico dell’unico ospedale. E tutti, ancora oggi, continuano a ricevere da lei una visita, un aiuto, un sorriso, una parola di conforto, un sostegno spirituale e materiale”.
Madre Guillermina è la prima suora murialdina ecuadoriana. Infatti, nel 1960, quando mons. Spiller, vescovo missionario giuseppino, con l’approvazione di p. Luigi Casaril aveva pensato di dare inizio alle Murialdine in Ecuador, la dottoressa Gavilanes già lavorava come medico nell’ospedale di Santa Clara.
Era alla sua prima esperienza. Amante della preghiera e generosa nel servire i più poveri, riceve l’invito da Monsignore e lei, che già pensava di consacrarsi a Dio nel dono totale di sé, accetta di dare inizio al ramo ecuadoriano della congregazione.
L’11 febbraio 1960, insieme ad altre tre ragazze, inizia il postulato seguito poi da due anni di noviziato, e nel settembre del 1962 le prime quattro murialdine ecuadoriane emettono i voti di povertà, castità, obbedienza.
A testimonianza dell’ottimo spirito che animava le prime missionarie, riportiamo quanto p. Luigi Casaril scrisse nel 1965 in seguito ad una visita alle comunità murialdine dell’Ecuador: “Nota rilevante è la santa letizia delle suore missionarie che mostrano di superare i sacrifici che la vita missionaria comporta, contente di avere Dio per testimone e il Cielo per ricompensa”.
Quest’anno – 2012 – ricorre il 50° anniversario della professione religiosa, nozze d’oro di consacrazione al Signore e madre Guillermina Gavilanes, nonostante i suoi 82 anni di età, continua a visitare i malati per portare conforto a chiunque abbia bisogno del suo aiuto. Si reca anche in luoghi impervi e lontani, accompagnando il sacerdote missionario e preparando gli indigeni a ricevere i sacramenti.
Quando è necessario, improvvisa un ambulatorio con i medicinali di prima necessità. Si china amorevolmente sui malati, ne fascia le ferite come il buon samaritano, accoglie ed allevia la miseria umana con dolcezza tipicamente materna. Prega e insegna a pregare, annuncia la buona notizia che DIO CI AMA e parla del Padre che è nei cieli.
Madre Guillermina, ben a ragione, merita il titolo affettuoso che qui le hanno dato: è chiamata “la madre Teresa dell’Oriente!” ed hanno eretto in suo onore un monumento nella piazza del paese.
Sr. Emma Bellotto
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