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Murialdo: Storia per immagini" - Gli Artigianelli nella pinanoteca di Rieti.
Il primo gennaio 1888 si celebrò in Italia e in tutto il mondo cattolico il giubileo sacerdotale del papa Leone XIII: in quel giorno cadeva il cinquantesimo anniversario della sua prima messa. Tra le iniziative che caratterizzarono i festeggiamenti ci fu un’esposizione di arte religiosa e di oggetti prevalentemente liturgici in Vaticano. L’Esposizione Vaticana fu preceduta da “preesposizioni” a livello locale degli oggetti che poi furono inviati a Roma. Associazioni cattoliche, istituti religiosi, imprenditori, artisti ed artigiani, singole persone e gruppi furono mobilitati per offrire oggetti d’arte, manufatti preziosi, specialmente relativi al culto, o qualsiasi altro frutto della loro attività e del loro ingegno che fosse volto ad illustrare la religione, l’arte, la cultura cristiana. Tra gli oggetti esposti prima a Torino (16 novembre - 4 dicembre 1887) e poi a Roma (6 gennaio - 31 maggio 1888) ci fu un grande tappeto-arazzo commissionato da un “Comitato di dame torinesi” e confezionato in un rinomato laboratorio di ricamo del capoluogo subalpino, quello delle sorelle Piovano, il cui nome compare nell’arazzo stesso.
Era stato fatto eseguire «per la camera del Santo Padre» («L’Unità Cattolica» del 1° novembre 1887), il quale però dovette a sua volta donarlo a qualche altro destinatario. Fatto sta che oggi si trova a Rieti, nella sala delle udienze del Palazzo dei Papi, all’interno della Pinacoteca Diocesana. Si distende sul pavimento della vasta sala, per una larghezza di 670 cm ed una lunghezza di 890 cm. Le sorelle Piovano, ricamatrici, avevano lavorato sulla traccia di un dipinto del prof. Rodolfo Morgari, che oggi si conserva nel Seminario Maggiore di Torino e che rappresenta «la Torino della carità, raffigurata nelle sue principali istituzioni di cristiana beneficenza: il Cottolengo, l’Oratorio Salesiano, le Opere Barolo e il Collegio degli Artigianelli. Le quattro istituzioni vi sono simboleggiate: la prima, dalle Suore di S. Vincenzo, sollecite intorno agli infermi; la seconda, da un missionario salesiano, che evangelizza i selvaggi della Patagonia; la terza da una suora, che educa le giovinette; la quarta, dalla persona del suo fondatore D. Cocchi, che provvede all’educazione artistica [= artigiana] ed agricola dei poveri fanciulli; queste figure si raggruppano artisticamente intorno alla Carità, che siede nel mezzo. Altri ornamenti e simboli, relativi alle stesse Opere, completano il grande quadro» («L’Unità Cattolica» del 20 novembre 1887). Il tondo centrale dell’arazzo. Verso destra è raffigurato don Cocchi, con la mano sulla spalla di un giovane. Dietro a loro ci sono alcuni attrezzi da lavoro. In uno degli angoli dell’arazzo-tappeto è disegnato il Collegio Artigianelli.
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