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"Grandangolo" - La realtà e le favole


L’estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e…”

La favola della formica e della cicala è una storia classica e sempre in voga. Non è solo un messaggio morale e di comportamento (la saggia formica provvede al futuro mentre la spendacciona cicala consuma pure quello che ancora non ha) ma è anche un mondo che si scontra con i messaggi di una certa cultura moderna, provocando una mentalità che spinge al consumo continuo e crescente (fino a giungere alla pubblicità che senza vergogna incoraggia ad indebitarsi per fare una seconda vacanza, anche quando uno non se la può permettere).

Ora sappiamo che, come per la cicala, l’inverno della crisi preannuncia una stagione di sacrifici. Una parte dell’età del privilegio viene messa così in discussione e, come spesso accade, a farne le spese saranno un po’ tutti, chi più ha e chi – invece – per colpe altrui avrà ancora meno. Ma nessuno (banche, governi, parlamenti) potrà avere successo senza di noi. Nulla cambierà se non vogliamo che cambi. Diciamo la verità: un paese dove l’evasione punisce gli onesti, dove gli sprechi non sono più giustificabili, dove il merito spesso non conta, un paese così è destinato al declino. Ma un paese diverso non è impossibile, basta essere incoraggiati al rispetto delle regole, osservate da tutti, nel piccolo e nel grande. È singolare come siamo tutti portati a rivendicare i nostri diritti, subito e sempre. E se alcuni anni fa le pretese toccavano diritti nei confronti dello stato e delle leggi, ora sono via via diventate pretese individuali, per soddisfare desideri commerciali, di svago, di acquisto. Un’irresponsabilità diffusa ha spinto negli ultimi anni a spendere ciò che ancora non si era guadagnato, offuscando la capacità di attendere per la realizzazione di un desiderio, la limitazione dei propri bisogni, il controllo dell’avidità. Lo sperimentiamo anche nelle piccole cose: si preferisce spesso sostituire un apparecchio rotto piuttosto che ripararlo. Si potrebbe quasi dire che l’odierna crisi ha messo in luce anche un modo distorto di utilizzare i beni.

Dobbiamo prendercela con qualcuno? Certamente con l’indifferenza di fronte alle ingiustizie, all’irresponsabilità, ai modelli che ci hanno condizionato o cercato di condizionare inducendoci spesso allo spreco. Ora che la ricchezza è messa a rischio possiamo cambiare gli stili di vita e provare a chiedere a tutti di rinunciare a qualcosa. Così da poter magari riscrivere la storia di Esopo in chiave di solidarietà, come ha fatto il poeta Gianni Rodari : “Ho visto una formica – in un giorno freddo e triste – donare alla cicala metà delle sue provviste”.

Giuseppe Novero



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